Il ciclista sloveno classe 1989 è già entrato da tempo nel tramonto della sua carriera agonistica. Dopo un Giro d’Italia ricco di cadute, che causarono il suo ritiro alla 16° tappa in corso, durante il Tour de France abbiamo rivisto a sprazzi lampi del vecchio Roglic.
L’inizio di stagione promettente e la delusione al Giro
Il 2025 era iniziato bene per il 4 volte campione della Vuelta. Dopo la presenza in Portogallo per la Volta ao Algarve, conclusasi all’ottavo posto con il fine di ritrovare il passo gara, la vittoria nel Giro di Catalunya aveva rilanciato lo sloveno fra i favoriti del Giro d’Italia. Con l’intento di ritornare a vincere dopo il 2023 e di aiutare il giovane Pellizari della Bora a trovare prestazione, Roglic doveva battagliare nella classifica generale con lo spagnolo Ayuso della UAE. Il destino aveva piani diversi: entrambi ritirati, Roglic criticatissimo per le disattenzioni dietro le sue cadute. Con un super Pellizari al primo grande giro e Lipowitz come prima punta al Tour, il ruolo di protagonista dello sloveno nella Bora è stato messo in discussione.
Tour de France: dalla super cronoscalata all’attacco a La Plagne (fallito)
Arrivato dunque in Francia come gregario d’eccezione di Florian Lipowitz, Roglic può correre scevro da pressioni. Lo sloveno è spettacolare nella 13° tappa, la crono di Peyragudes. Termina la prova in terza posizione a 1’20 da Tadej Pogacar e a soli 36 secondi da Vingegaard. Una prestazione che a momenti gli permette di rilanciarsi per un buon piazzamento nella classifica generale, speranza che viene spenta al più presto dalle gambe giovani dello stesso Lipowitz e di Onley. A La Plagne tenta l’azzardo. Attacca prestissimo in discesa, portandosi in testa, dando spettacolo: la realtà lo riporta con i piedi per terra. Lo sforzo iniziale si fa sentire e, una volta ripreso dal gruppo, Primoz scivola sempre più indietro, terminando in classifica generale in ottava posizione.
2026 già ultimo valzer?
Roglic è sempre stato un atleta simbolo di resilienza, un vero gladiatore delle due ruote, tuttavia, con il crescere dell’età la sua condizione fisica è scesa a tal punto che i suoi limiti alla guida della bici si sono fatti sempre più limitanti per la prestazione. D’altronde, arrivare così tardi a guidare la bicicletta comporta avere difficoltà nella postura e anche nel posizionamento all’interno del gruppo, cosa che ha causato tutte quelle cadute negli ultimi anni per lo sloveno. Per questo motivo il ritiro per Primoz non sarebbe così lontano: al contrario di ciclisti del tipo di Geraint Thomas, Roglic per le caratteristiche elencate ha avuto un declino rapido. Il ciclista che solamente due anni fa vinceva il Giro d’Italia è una versione estremamente depotenziata, incapace di gestire in maniera ottimale le energie per tutto un grande giro. Pochi stimoli, sempre meno stimoli per lo sloveno. Pronosticare un ritiro alla fine del prossimo anno non è una mossa azzardata, soprattutto se non accetta la sua nuova posizione secondaria all’interno della rosa. Il genio, però, non si spegne in un talento del genere: quando è in condizione, sembra che non sia ancora cambiato nulla.






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