Si è conclusa da pochi giorni la Vuelta a España 2025, con tanti temi che ancora oggi fanno discutere: manifestanti, tappe tagliate, la condizione di Vingegaard e quello che sarà un brutto precedente.
Giudichiamo i protagonisti della corsa iberica:
I big, la UAE e l’organizzazione gara:
Vingegaard 10: tre tappe, la maglia Roja, secondo nella classifica scalatori e punti, tutto questo essendo malato per una settimana. Ci si aspettava un dominio assoluto, con più minuti sul secondo, ma a Vingegaard non si può criticare nulla…se vince anche da malato.
Almeida 9: vince sull’Angliru e in certi giorni dà l’impressione di poter staccare il danese in rosso senza però farcela. Corre una grandissima Vuelta col rammarico di essere stato poco aiutato dalla squadra; è questione di tempo prima che vinca un grande giro.
UAE 8: vince sette tappe con tanti corridori diversi, ma spesso abbandona il suo capitano in salita, lasciandolo “solo” contro la Visma. Resta l’impressione che con una squadra al completo servizio di Almeida forse Vingegaard si poteva staccare, ma con i se e con i ma la storia non si fa. Gestisce male la questione Ayuso, si poteva aspettare la fine della corsa.
Pidcock 9: “Son venuto per una top 10, l’ambizione era una top 5, finire sul podio è più di quanto ci aspettavamo”. Si gestisce e cresce nella terza settimana, screditanto tutti quelli che gli consigliavano di pensare alle vittorie di tappa e lasciar stare la classifica generale.
Organizzazione gara 4: non entreremo nel merito delle questioni politiche, ma in alcune circostanze di gara l’organizzazione è stata di basso livello. Pur quando sono stati “controllati” i manifestanti i corridori hanno rischiato troppo. Parlare di Vuelta falsata è forse eccessivo, ma la cronometro accorciata e un’arrivo in salita tagliato pendono da quella parte. L’ultima tappa è la ciliegina sulla torta, una brutta figura per il ciclismo spagnolo e mondiale, che inoltre crea un precedente pericoloso.
Riccitello 8,5: il giovane americano incarna la definizione di “Lottare fino alla fine”, soffre più giorni Giulio Pellizzari ma sull’ultimo arrivo in salita gli sfila di dosso la maglia bianca. Un giovane talentino che farà divertire nei prossimi anni.
Gli italiani: stupisce Pellizzari, bene Ganna, rimpianto Ciccone
Pellizzari 8,5: è venuto alla Vuelta come gregario e fino alla penultima tappa era quinto con la maglia bianca sulle spalle. Poco da dire a questo ragazzo, solo un “grazie” per le emozioni regalate agli italiani con la sua prima vittoria in carriera.
Ganna 8: dopo lo sfortunato Tour de France, Top Ganna va alla Vuelta con due obiettivi, la cronometro di 27 chilometri e il compito di gregariato per Bernal. Si spaventa quando gli annunciano il taglio della crono da 27,2 a 12,2 chilometri, ma alla fine la spunta per meno di un secondo su Vine, centrando l’obiettivo.
Ciccone 6,5: le prime quattro tappe italiane fanno sognare, poi cala ed esce troppo tardi di classifica. Si arrende a Vingegaard in volata, prova a seguirlo in salita e fa un brutto fuori giri, l’avvicinamento al Mondiale passa anche da questo, ora va affinata la condizione.
Tiberi 5,5: aveva ambizioni di classifica generale che però svaniscono dopo pochissimi giorni. La Vuelta di Antonio è un rebus, bisognerà capire cosa non ha funzionato, o se semplicemente non era in condizione.






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