Atp, qualcosa non va!

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Se ci fosse un premio a fine anno per il tema che ha caratterizzato questa stagione tennistica, sarebbe certamente quello del numero di partite da giocare e la crescente insoddisfazione dei giocatori. Una tematica delicata da trattare, perché si connette alla salute mentale, ancora trascurata nello sport professionistico, ma anche al marketing e ai guadagni dei giocatori. D’altronde, la vita di un tennista si situa in mezzo alla necessità di ricollegarsi al piacere per il gioco, che è la leva principale per qualsiasi sportivo e la necessità di giocare sempre, tenersi allenati, vincere il più possibile e accaparrarsi sempre più sponsor; cosa che a lunghi tratti è insostenibile per un semplice essere umano.  

Si gioca troppo?

Secondo le statistiche, vi sono due fasce distinte di giocatori da tenere in considerazione. La prima è quella dei top-player, ovvero coloro che giocano per vincere gli slam e per ottenere la qualificazione per il master di fine anno. Questa è la fascia più ristretta: coloro che ne fanno parte in pratica non hanno limitazioni per quanto concerne possibilità finanziare e di allenamento. Sorprendentemente, i giocatori di questa categoria non giocherebbero neanche così tanto. Mediamente, un top 10 a livello Atp gioca 67 partite all’anno, distribuite fra 4 Slam, 9 Master 1000, Atp Finals, Coppa Davis e altri 10 tornei a scelta, per un totale di circa 22 iscrizioni annuali a tornei ufficiali. Oltre ai benefit visti in precedenza, ci sono anche le soddisfazioni di poter competere per i trofei più ambiti, ma c’è anche un altro lato della medaglia. In questa condizione il soggetto è sempre sotto ai riflettori e in più gli impegni extra-campo sono di gran lunga maggiori rispetto solamente alla categoria dei giocatori top 100 o fuori di essa.

Non tutti sono Sinner e Alcaraz

Introduciamo allora proprio questa fascia. Il giocatore che è fuori dai primi 10, ma comunque con il suo ranking può permettersi di essere sempre nei tabelloni principali, ha meno occhi puntati addosso, ma allo stesso tempo fa parte di quel gruppo di atleti più sollecitati dal punto di vista fisico. Vi sono giocatori che durante l’anno rasentano le 90 partite in tutto, ma quello che salta all’occhio è la quantità d’incontri che giocano in periodi ravvicinati in location differenti. Prendiamo come esempio un giocatore italiano, il nostro Luciano Darderi, numero 54 del mondo, grande terraiolo. Nella stagione 2025 Darderi ha approcciato la stagione su terra giocando dal 25 marzo al 26 maggio 23 partite di singolare in 2 mesi. Oltre ad avere giocato una partita ogni 3 giorni, bisogna considerare anche le trasferte da torneo a torneo, passando in 60 giorni scarsi tra Parigi, Amburgo, Torino, Roma, Provenza, Madrid, Hassan (Marocco), Monaco di Baviera, Napoli. Un ritmo difficile da sostenere.

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