La sconfitta contro la Virtus Bologna per 97-85 è stata una delle peggiori partite della stagione dell’Olimpia Milano, la peggiore sotto la gestione Poeta. Dopo un buon primo quarto, chiuso sul +13, Milano crolla mentalmente, sparisce dal campo divenendo incapace di abbozzare anche solo una reazione. Non è la prima volta e, probabilmente, non sarà neanche l’ultima, ma com’è possibile che una squadra fatta di giocatori esperti si perda in un bicchier d’acqua? Smetta di difendere e di seguire un piano partita? E, soprattutto, si innervosisca a tal punto da uscire già dopo 25′ dalla partita?
IL PIANO PARTITA:
Era facile, forse facilissimo. Bologna senza lunghi (fuori Diuf, Smailagic e Diarra), Milano con Booker, Nebo, Duston e Toté. Il primo quarto l’Olimpia trova prima Booker in posizione profonda e poi Nebo, migliore tra i suoi, che puniscono ripetutamente la Virtus dentro il pitturato.
Tutto lineare dopo 12′ di bel basket a Bologna, poi si spegna la luce per l’Olimpia. La Virtus si accende, Milano si dimentica ciò che nel primo quarto le aveva permesso di spaccare la partita e, come dice coach Poeta dopo l’intervallo: “Serve tornare a giocare come nei primi 10”. L’Olimpia non lo fa nei secondi 20′, si rifugia costantemente in possessi sterili e forzature, con triple che non entrano e la fiducia che va a picco.
Nei momenti di difficoltà occorre andare al “sicuro”, dove vi è la certezza di segnare o subire fallo, e il piano partita in questo non mentiva, ma ancora una volta è prevalso l’orgoglio e l’eroismo di pochi.
LA DIFESA E I SINGOLI
Date per note le percentuali di Bologna (12/24 da tre, 50%) e le pessime di Milano, restano 97 i punti subiti contro una rivale diretta priva dei suoi lunghi e del suo miglior scorer, Carsen Edwards.
La difesa di Milano non funziona: non si tengono gli 1 vs 1, si cambia ad ogni blocco e non si aiuta, finendo per regalare 2+1 agli avversari. Vincere volendo segnare un punto in più dell’avversario è una filosofia lecita, ma va abbinata ad una sufficiente applicazione difensiva. In NBA i titoli si vincono con le star che “piegano le ginocchia” nei momenti cruciali, in Europa è diverso, ma se non si vuole difendere di “sistema”, lo si faccia quantomeno singolarmente.




Lascia un commento