NBA Inside: Shai Gilgeous-Alexander, il volto della NBA

DA JORDAN A JORDAN

Nel 1998 Michael Jordan vinceva a giugno il suo sesto titolo NBA, il terzo di fila dal ritorno nella lega dopo aver abbandonato i campi per motivi personali. (stress e perdita del padre). Un mese dopo, oltre il confine statunitense, precisamente a Toronto, nacque Shai Gilgeous-Alexander, figlio di una ex velocista olimpica e perciò cresciuto in un ambiente a contatto con lo sport fin dai primi passi.

Dopo un’anno di college a Kentucky arriva subito l’opportunità di rendersi eleggibile per il Draft del 2018, e con la 12esima scelta viene pescato dagli Charlotte Hornets, in mano dal 2010 proprio a Michael Jordan che fino al 2023 ne è stato il proprietario di maggioranza.

Quella sera però MJ e colleghi ebbero un’abbaglio e scambiarono Shai per Miles Bridges, ritenuto più pronto all’impatto con la NBA, mandando il 20enne canadese ai Los Angeles Clippers.

DA LOS ANGELES A OKLAHOMA CITY, UN TALENTO CRISTALLINO CHE NON SBOCCIA ANCORA

A Los Angeles Shai resterà un solo anno, giocando tutte le 82 partite di Regular Season con una media di 10 punti a partita. La scelta della società californiana è quella di mandarlo a Oklahoma City assieme a Danilo Gallinari e scelte future al draft per ottenere Paul George.

Il cambio di passo è netto, quasi 20 punti di media, e il picco il 13 Gennaio 2020 con una partita da 20 punti, 20 rimbalzi e 10 Assist. Dal suo arrivo però i Thunder non sono più una contender, e dunque le prestazioni di Shai sono quasi superflue.

Le stagioni 2020-2021 e 2021-2022 sono caratterizzate da tanti infortuni e una squadra che è fanalino di coda della Lega, questo porta l’opinione pubblica a snobbarlo e a farlo finire fuori dalle prime pagine nonostante prestazioni importanti nelle partite giocate

DAL PRIMO ALL-STAR ALL’MVP

La sua scalata parte dal 2023 dove ottiene il riconoscimento di ALL-NBA, venendo inserito nel First Team, posto che non mollerà neanche nel 2024 e 2025. Il 2025, è stato il suo anno. Primo posto in Regular Season con i suoi Thunder, MVP della lega dopo essere arrivato secondo nel 2024 e prima finale NBA della carriera. Come nei sogni Shai Gilgeous-Alexander vince sia il trofeo che l‘MVP delle Finals. Per non bastare, vince anche il premio di top scorer della stagione regolare con 34.2 punti a partita. Con questo numero di premi individuali in una sola stagione eguaglia proprio lui, Michael Jordan.

COME ESSERE SGA

Ma come fa un giocatore di “solo” 85 kg a dominare in una lega di giganti? La risposta è tutta nella testa, nel talento e nella cultura del migliorarsi all’estremo. Dal primo giorno che ha messo piede in NBA è riuscito a crescere in ogni ambito del suo gioco.

La cura maniacale nei movimenti, nei dettagli, nelle giocate lo portano ad avere un arsenale di armi nel suo gioco che in pochi riescono anche solo a pensare. La facilità con cui segna punti a tabellino è impressionante. Da tre, dal mid-range e al ferro non c’è differenza, o segna o bisogna fermarlo con un fallo. Da quando è ai Thunder in solo 2 stagioni ha tirato con meno del 50% dal campo, mentre da 3 punti (il suo tallone d’Achille nelle prime stagioni) ormai viaggia intorno al 40%.

Shai è sinonimo di costanza, la sua striscia di partite da almeno 20 punti è di 116 di fila, il record ogni epoca è a 126 e appartiene a Wilt Chamberlain risaliente al 1963, per far capire come questo ragazzo sia già generazionale.

La sua fame ed etica verso il successo la si era capita con molte sue dichiarazioni, dove si reputa insoddisfatto anche di una vittoria se nella stessa partita segna meno di 30 punti in quanto lo porta ad abbassare la sua media negli ultimi 2 anni.

LEADERSHIP E FUTURO RIGOGLIOSO

In tutto ciò il suo carattere è speciale, una guida per i suoi compagni, un vero leader all’interno dello spogliatoio pure in giovane età. Totale rispetto pure da parte degli avversari, mai una scenata o atteggiamenti fuori posto come spesso accade ad altri suoi colleghi al raggiungimento di questo livello di fama. Il suo obiettivo è uno, vincere e diventare il volto della lega di basket più famosa al mondo, e tutto ciò senza scoop e senza attirare l’attenzione, semplicemente essendo il più forte.

Per tornare a Michael Jordan, la sua carriera è diventata speciale nel 1991 quando vinse il suo secondo MVP dei cinque totali e il primo anello dei sei. Nel 1991 Jordan aveva 28 anni, quelli che oggi ha Shai con già un titolo in bacheca.

Ovviamente MJ resta e resterà inarrivabile, ma per Shai il tempo di diventare una vera e propria leggenda c’è, aiutato da una squadra che in questo momento sembra la favorita per il secondo titolo consecutivo, il 2026 si prospetta perfino migliore di un 2025 da sogno.

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