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Da quando è rientrata in F1 nel 2021, Aston Martin si è dimostrata una scuderia ambiziosa e desiderosa di competere al top con scuderie del calibro di Ferrari, Mercedes e Red Bull.
Pur essendo un team cliente, la scuderia inglese con sede a Silverstone ha lavorato duramente negli anni per raggiungere i propri obiettivi, riuscendo nel 2023 a ottenere il quinto posto nel costruttori con 280 punti. Un passo in avanti significativo, se pensiamo che l’anno precedente aveva ottenuto appena 55 punti, terminando soltanto settima e lontana dalle posizioni che contano.
L’EXPLOIT DEL 2023
L’ottimo risultato del 2023 è stato ottenuto principalmente grazie a Fernando Alonso, il quale è riuscito ad andare a podio per ben otto volte, con cinque terzi posti e tre secondi posti. E’ arrivato a un passo dalla vittoria a Monaco, Montreal e Zandvoort, tutte e tre le volte dietro a Max Verstappen, capace di ottenere il titolo di campione del mondo per la terza volta consecutiva, a soli ventisei anni.
Nonostante i progressi mostrati nell’annata 2023, con una macchina in grado di essere competitiva in diverse occasioni e su circuiti differenti, l’Aston Martin non ha saputo confermare quella crescita nelle stagioni successive. Gli ultimi due campionati, chiusi rispettivamente al quinto e al settimo posto, hanno mostrato un ridimensionamento tecnico e un rendimento meno costante, con risultati inferiori rispetto alle aspettative prodotte dall’exploit del 2023.
HONDA IN SOCCORSO PER LA NUOVA ERA IBRIDA
Ora con il cambio regolamentare e l’addio all’era dell’effetto suolo, Aston Martin ha la possibilità di entrare nell’olimpo della F1, provando a regalare una macchina realmente competitiva a Fernando Alonso e a Lance Stroll. La scuderia inglese sogna in grande con l’ingaggio di Adrian Newey, uno dei più grandi progettisti della storia della F1, creatore di monoposto dominanti come la RB18 e la RB19, per citarne alcune del suo periodo in Red Bull.
Un altro elemento importante nel nuovo progetto Aston Martin riguarda il passaggio dallo status di team cliente a quello di team ufficiale. Con il nuovo regolamento tecnico, la scuderia inglese dirà addio alla power unit Mercedes per iniziare una partnership esclusiva con Honda, fino all’anno scorso fornitore della power unit Red Bull.
Questo cambiamento è cruciale per vari motivi tecnici: a differenza di prima, ora gli ingegneri possono costruire la monoposto 2026 (la AMR26) attorno al motore, potendo gestire liberamente le questioni legate al raffreddamento della PU e al baricentro della vettura.
Le nuove regole prevedono una ripartizione paritaria tra motore termico (V6 turbo) ed elettrico (MGU-K potenziato a 350 kW). La capacità di Honda di gestire l’efficienza elettrica, già dimostrata negli anni della collaborazione con Red Bull, sarà il fattore determinante.
IL FATTORE ADRIAN NEWEY, IL GENIO DELL’AERODINAMICA
L’ingaggio di Newey è un chiaro segnale della volontà di costruire un progetto vincente nella nuova era della F1, caratterizzata dalla presenza di motori ibridi, aerodinamica attiva, con monoposto più corte e leggere rispetto alle loro sorelle dell’era a effetto suolo.
La stessa scelta di Newey di sposare il progetto di Aston Martin, dopo essere stato corteggiato da altri top team come Ferrari, conferma quanto il team creda nelle proprie possibilità di crescita e quanto voglia puntare in alto se non già da quest’anno, sicuramente negli anni a venire.
Tra il genio nella progettazione di Adrian Newey, l’esperienza di Honda come motorista, lo stabilimento all’avanguardia e un pilota così esperto come il due volte campione del mondo Fernando Alonso, gli ingredienti per un anno importante e per un futuro ambizioso per Aston Martin ci sono tutti.
STROLL: PUNTO DEBOLE O RINASCITA?
Resta però una questione cruciale: Lance Stroll. Il canadese ha dimostrato di essere un pilota veloce e di talento, ma nel corso della propria carriera non è mai stato in grado di esprimere tutto il proprio potenziale con continuità, nonostante abbia avuto come compagni di scuderia campioni del calibro di Sebastian Vettel e Fernando Alonso. In un campionato dove lo sviluppo sarà estremo, ogni punto perso da una seconda guida non all’altezza potrebbe pesare come un macigno nella lotta contro i top team.






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