Un punto da cui ripartire e una serie di errori da non rifare. L’uscita della Juventus dalla Champions League è stata senza dubbio dolorosa, ma è figlia di meriti e demeriti che nascono mesi, se non anni, fa.
UN PUNTO DA CUI RIPARTIRE: LUCIANO SPALLETTI
Prima del ritorno col Galatasaray la Juventus non vinceva da cinque partite, 4 sconfitte e un pareggio, ma in molte di queste (Como escluso) la prestazione nei 90′ si era vista.
Il merito ha un nome e un cognome: Luciano Spalletti. Capace di dare un’anima e un gioco a una squadra che sembrava essere spaesata da ormai molto tempo. In estate il tecnico andrà in scadenza, e in quel di Torino devono affrettarsi perché “Spallettone” è il tecnico su cui investire in progettualità.

JUVE TRADITA DALLA SOCIETA’
Comolli dice che “gli serviranno anni per riprendersi”, ma forse lui è il più grande responsabile dell’uscita della Vecchia Signora dalla Champions. Dà fiducia a Tudor e lo esonera dopo due mesi, fa un mercato basato più su “figurine” che su giocatori e a pagarne le conseguenze è Spalletti, che senza attaccante e senza un sostituto di Locatelli e Thuram è costretto a far entrare dalla panchina Moretti, Openda, Kostic, Adzic e Zhegrova.
Giocatori non da Juve, per lo più molti di questi nello stesso ruolo e strapagati sul mercato. La Juve al supplementare era cotta, sfinita, e la panchina non ha certamente dato una mano, anzi (il pallone perso da Adzic a centrocampo).
Gli unici vincitori nella serata dello Stadium sono Spalletti, l’11 titolare e i tifosi presenti, ma la società Juve, forse, ha tanto da rimproverarsi per la rosa che ha messo a disposizione di Tudor prima e di Spalletti poi.






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