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La vittoria del mondiale 2025 ha definitivamente consacrato Lando Norris come pilota d’élite internazionale, ma non solo. Norris è diventato un esempio per tutti i piloti arrivati dopo il duo Verstappen-Leclerc: Piastri, Colapinto, Hadjar, Bortoleto, Bearman, Antonelli e il debuttante Lindblad hanno tutti delle caratteristiche in comune con il nuovo numero 1 della Formula 1.
ROBOT AL SIMULATORE
Sicuramente, nella condizione attuale i piloti di F1 hanno accesso a tecnologie utilissime per migliorare. In primis il simulatore, che permette ai piloti di lavorare incessantemente anche fuori dalla pista. Questo strumento è importantissimo per analizzare e per studiare al millimetro ogni pista: se possiamo osservare oggi piloti che rasentano i muri nei circuiti cittadini per pochi millimetri, il merito va soprattutto alle ore di allenamento al simulatore, con il fine di trovare la traiettoria ideale.
E poi c’è il discorso del fisico. La preparazione atletica, che era stata introdotta in questo sport nell’era di Ayrton Senna, è andata incontro a netti miglioramenti. Esercizi specifici per i muscoli, in particolare per il collo, garantiscono una maggiore prestanza ai piloti nell’affrontare le frenate e le curve più dure. E non solo: viene valorizzata la parte di cardio per migliorare la resistenza dei piloti, tenendo costantemente monitorati i valori del pilota, sia sotto sforzo che in condizioni di routine. La dieta, infine, non è più sottovaluta. Ormai più che piloti, si coltivano sin dalle categorie minori atleti quasi a tutto tondo.
SI STA PERDENDO IL VERO SPIRITO DELLE CORSE?
Insomma, gli ultimi piloti che sono arrivati in F1 sono praticamente impeccabili sotto ogni punto di vista. Tuttavia, è come se questa ricerca alla perfezione stesse rovinando altri aspetti delle corse. Prendiamo come esempio proprio Lando Norris. L’inglese è un pilota tecnicamente pulitissimo, velocissimo e perfetto anche davanti alle telecamere, però Norris ha dei difetti che i campioni del passato certamente non avevano. Su tutti, la tendenza al sorpasso: in generale si sta andando a perdere proprio quell’istinto alla base delle corse, il rischio di inventarsi un sorpasso in condizione proibitive. L’impressione è che i piloti di adesso (non è un discorso che vale per tutti) sentano meno la pista e che siano come prima d’ora guidati dal team.

Utilizzando sempre Norris come exemplum, si evince una capacità d’adattamento minore in questa generazione. Nel 2021 a Sochi Norris mandò una vittoria certa in fumo non ascoltando il suo box e preferendo rimanere con le slick in pista, quando palesemente stava iniziando a piovere. Volente o nolente, i piloti più giovani danno l’impressione di essere poco indipendenti nelle decisioni e, forse, di non avere una passione così grande per le corse. Tutto ciò lo si percepisce anche al di fuori del paddock, con i top-driver maggiormente focalizzati sulle sponsorizzazioni e sulla vita mondana, conducendo una vita da superstar, piuttosto che da vero driver.





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