Articolo in collaborazione con Damiano Battiato
Prima che L’Italia perdesse contro la Bosnia, la nazionale Under 21 ha sconfitto nettamente quella svedese a Boras. La giovane Italia prende molto sul serio la rincorsa per il primo posto nel girone, vincendo il primo degli snodi più importanti del girone, tra l’altro in forma smagliante, imponendosi con un superlativo 0-4 in casa della Svezia, oramai surclassata a 11 punti di distanza.
Il messaggio inviato alla Polonia dagli azzurri, primatista del girone a cammino perfetto, è molto chiaro: in Italia non si passa, sebbene il secondo posto basterebbe per la qualificazione diretta all’europeo balcanico dell’anno seguente. In questo momento, sulla carta, e in vista dei risultati ottenuti al termine delle qualificazioni, ipoteticamente la prestazione peggiore tra le due sarebbe dell’Italia con 8 vittorie e 2 sconfitte.
LE PAGELLE
Tutti i giocatori azzurri sono promossi a pieni voti, persino in delle leziose leggerezze gli svedesi non sono riusciti a creare significative occasioni da goal, mai, solo un innocuo tiro di testa tra le braccia di Palmisani dagli sviluppi di un calcio d’angolo e un calcio di punizione illusivo che si spegne dopo un palese fuorigioco.
Luca Koleosho, 10, il migliore di tutti, sempre propositivo e determinante, dà lui inizio alla goleada azzurra, molto simile per certi aspetti alla prestazione di Kean in nazionale maggiore lo stesso giorno. Due goal per lui (anche se uno concesso dopo una clamorosa dormita del difensore Skoglund) e prova di grande generosità, nella protezione palla a guidare l’azione offensiva in rimorchio e nel difendere con i compagni più arretrati.
Cher Ndour, 9, segue alla perfezione quanto detto dal ct Silvio Baldini, inserendosi con i tempi giusti tra ampie praterie provocate dall’allargamento di una difesa svedese in crisi in vista del gioco proposto. Con Cherubini parla la stessa lingua se menzioniamo l’eccellente lavoro svolto sulla fascia destra.
Luca Lipani, 8, come Ndour in goal. Come un vero capitano, con personalità e carisma trascina la squadra, rendendosi a tutti gli effetti regista del gioco proposto, svetta pure tra le montagne svedesi e agilmente procura il rigore a favore.
Seydou Fini, 8, il peggior incubo del terzino sinistro svedese. Incontenibile, caparbio e insistente, forse talmente troppo perché qualche volta si dimentica di scaricare all’indietro nel cuore dell’area, galvanizzato dalla sua azione da chiudere a tutti i costi con il goal.
Silvio Baldini, 8, filosofia di gioco encomiabile che aggira e mette in crisi per 90 minuti gli avversari, riproponendo uno schema tecnico storicamente caratteristico degli azzurri: tanti fraseggi, uno contro uno, sovrapposizioni, mancanza di punti di riferimento.
Dall’altro lato una Svezia largamente insufficiente, appisolata in difesa, comprensibile in un momento buio con il suo allenatore che ha capito poco della strategia adottata dall’Italia e che non ha mai preso contromisure. Paradossalmente per il poco che potevano fare i sostituti hanno dato una maggiore linfa vitale, ma troppo tardi.
Gli azzurrini, oltre a lasciare un messaggio importante stasera, col proprio gioco lanciano una domanda sferzante alla nazionale maggiore: è il caso di lanciarli nei palcoscenici seniores senza paura di fallimenti dovuti alla loro inesperienza, oppure tenerli inutilmente in panchina durante le gare di serie A?





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