Il mondiale del 2010 è stato uno dei più aperti di tutta quanta la storia della F1. Ben tre squadre diverse sono arrivate con la possibilità di far ottenere il titolo ai propri piloti all’ultimo appuntamento della stagione: Red Bull, Ferrari e McLaren. Fernando Alonso su Ferrari con 246 punti, Webber con 238 e Vettel con 231 su Red Bull e Hamilton con 222 punti sulla McLaren. Lo spagnolo è sicuramente considerato da tutti il migliore nella stagione, infatti, arriva da favorito per il titolo, lottando con una macchina inferiore per prestazione a Red Bull e per costanza a McLaren. Il pericolo numero 1 per la Ferrari è l’esperto Mark Webber, giudicato superiore all’allora ventitreenne Sebastian Vettel. Tuttavia, il tedesco non sente la pressione del momento e conquista la pole. Il giorno dopo, al numero 5 non basterebbe vincere la gara per essere campione del mondo: Alonso è 3° e il suo compagno di scuderia è 5°, e così le posizioni rimasero le stesse per i primi giri. Leggermente prima della fine del primo stint, successe l’imprevisto che cambiò il destino della stagione 2010: in uscita dalla terzultima curva, Webber picchia con la gomma posteriore destra il muro. Obbligato dunque a fermarsi anticipatamente, l’australiano non ha più speranze nella corsa per il trofeo di fine anno. Ferrari si ferma subito con Alonso il giro successivo, con il fine di marcarlo, mettendosi appena davanti la sua vettura. Una scelta che si mostrerà scellerata come non poche. In questo modo, Vettel continua indisturbato la sua corsa davanti alle McLaren, mentre Alonso in settima posizione deve risalire e non riesce a farlo in alcun modo. La velocità di punta in rettilineo della Renault di Petrov davanti a lui è quel poco di più per tenere a dietro il furioso numero 14: alla bandiera a scacchi Vettel vince e per soli 4 punti ottiene il suo primo titolo in carriera, senza mai aver, prima d’allora, guidato la classifica generale. Come vedremo, è solo una delle tante delusioni in carriera per l’iberico.





