Sicuramente, il team di Maranello non è più andato incontro a figuracce come era successo nel 2022, quando ad esempio erano state dimenticate le gomme a Carlos Sainz, oppure a Montecarlo, quando gli strateghi avevano vanificato una vittoria ormai nella mani di Leclerc. Tuttavia, rimangono dei problemi da affrontare.
I ruoli nel management
Sono stati tanti i cambi di ruolo nei piano alti dell’azienda. Se prendiamo come esempio i top team degli ultimi anni, sono tutte squadre che hanno avuto alla guida del team uomini leali per tanti anni (Red Bull con Horner e Newey e Toto Wolff e Peter Bonnigton alla Mercedes). Invece, la Ferrari ha avuto negli ultimi anni ben 5 team principal: Stefano Domenicali, Marco Mattiacci, Maurizio Arrivabene, Mattia Binotto e ora Frederic Vasseur. Non contando poi quante cariche minori hanno subito repentini cambiamenti. In generale, il problema non è la qualità dei lavoratori, che in Ferrari eccelle dai lavapiatti ai dirigenti, ma è come se ci fossero “troppi galli in uno stesso pollaio”. Questo si traduce in tante persone che lavorano allo stesso tempo su più progetti senza però collaborare verso un unica strada vincente.
Un problema di comunicazione
Si, questo è stato il tallone d’Achille della Scuderia negli ultimi anni. La comunicazione fra pilota e muretto non aiuta mai entrambi le parti. Sarebbe opportuno un bel rispolvero delle regole principali: una persona sola al muretto che prenda le decisioni più importanti e che stabilisca quanto possano essere estesi i confini decisionali da parte dei piloti. Meno improvvisazione, efficienza al servizio della semplicità. Quest’anno, sarà apportata una modifica importante: Riccardo Adami, ingegnere di pista di Lewis Hamilton, con cui l’inglese aveva avuto numerosi battibecchi, ha trovato un nuovo ruolo, per lasciare il 7 volte campione del mondo con Luca Diella, ex-Mercedes.




