Anche la massima competizione automobilistica mondiale è finita nelle mire espansionistiche dei sultani. Poi, da quando il presidente della FIA è diventato Ben Sulayem, ex pilota di rally saudita, i gran premi nella penisola araba si sono moltiplicati. Il primo ad essere introdotto fu il gran premio del Bahrein nel 2004. Una collocazione a calendario inoltrato e una gara sotto il sole pomeridiano misero in seria difficoltà i piloti, i quali lamentarono spesso il carico a livello fisico. Infatti, il GP fu poi spostato ad inizio stagione e, a partire dal decennale di fondazione, si corre in notturna. Nel 2009 fu introdotto il gran premio di Abu Dhabi sempre in notturna, nel 2021 si corse la prima volta a Doha, e sempre lo stesso anno fu introdotto il GP cittadino di Jeddah. Oltre ad essere stato criticato per il lay-up noioso e per il solito tema dei diritti civili, un episodio pericoloso avvenne a pochi kilometri dallo scenico circuito di Corniche. Nel 2022 un missile rivendicato dagli Houthi colpì un deposito petrolifero dello sponsor dell’Aston Martin, l’Aramco. Nonostante un rinvio delle prove libere, il GP si svolse lo stesso tra lo scetticismo degli addetti ai lavori. Questo caso unico della storia della F1 non ebbe conseguenze, anzi, è stato annunciato che a partire dal 2030 di correrà a Qiddiya City, una città nuova di zecca costruita intorno ad una pista gigante. E guarda un po’, quasi tutto è stato pagato da Aramco.





