La LIV per il golf

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Uno dei casi di sportwashing più complessi in territorio saudita risale alla fondazione nel 2021 del circuito di golf denominato LIV. Infatti, oltre a cambiare alcune regole tradizionali del gioco (ad esempio, da 18 buche a 54), il fondo PIF, a capo della competizione, si mise completamente in combutta con il circuito ufficiale, denominato PGA Tour. Molti giocatori, tra cui John Rahm, Brooks Koepka, De Chambeau e Pat Reed boicottarono i tornei tradizionali pur di giocare la LIV con i suoi premi monetari straordinari. Questi improvvisi abbandoni spaventarono non di poco i massimi organizzatori dei Major, i quali decisero quasi subito di procedere con cause legali contro il fondo saudita. Fu una lunga controversia, che si risolse solo con un accordo nel 2023: il PGA e la LIV decisero di unirsi, mettendo in comune diritti televisivi, guadagni e sponsorizzazioni. Una mossa che almeno garantì una soluzione organizzativa in primis per gli sportivi coinvolti, ma che di fatti promosse a pieni voti la LIV. Infatti, da colpevole qual era di essere andata contro un sistema storico e meritocratico, l’Arabia Saudita ormai ha messo le mani sul futuro del golf mondiale.

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