La qualità del tennis

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Questo è sicuramente il paragrafo più delicato, bisogna scindere la questione in più punti. A livello tecnico, Murray non ha nulla da invidiare ai big 3. Ha un gioco dei piedi efficace, una risposta e un timing sulla palla fra i migliori della storia, un rovescio inferiore solamente a quello di Novak fra i 3, un dritto costante e un gran tocco e un gioco di volo invidiabile. Avesse avuto un servizio più incisivo nei momenti chiavi della sua carriera, forse si parlerebbe di qualcosa di diverso. Invece, una seconda palla sempre traballante ha reso vulnerabile i turni di servizio del Britannico. Anche a livello atletico, vi sono poche discussioni: Murray probabilmente aveva una fase difensiva migliore di Federer, e nel suo picco nel 2016, maggiore anche di quella di Djokovic e Nadal. Una grande differenza qui sussiste però: il fatto che tutti e quattro hanno dovuto affrontare gravi problematiche a livello fisico, ma solo uno ha dovuto rinunciare prematuramente a competere ad alto livello, ed è guarda caso proprio Murray. Si può dedurre da ciò che lo scozzese ha toccato dei punti altissimi nella carriera, ma non è sempre stato costante, a causa di problematiche non sempre legate alla sua volontà. Un altro punto da toccare con calma è quello mentale. Murray è sempre stato considerato un gladiatore, ne è la prova la sua testardaggine nel tentativo di rientrare nel circuito dopo il problema all’anca. Però non ha avuto quella determinazione, quella lucidità, che ha contraddistinto i big 3 e questo lo mostrano i numeri. Nel complesso, a livello mentale è quello più debole.  

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