Fuori Mirotic da una parte, fuori Shengelia, Cordinier e Clyburn dall’altra. Dentro Guduric, Brown e Booker da una parte, Vildoza, Edwards e Smailagic dall’altra.
E’ questo il quadro attuale tra le due squadre, entrambe hanno perso i loro migliori scorer, e in maniere diverse li hanno rimpiazzati, ma il gap (teorico) tra Olimpia e Virtus è diminuito o aumentato?
Il talento in regia
L’Olimpia, pur perdendo Mirotic, ha aggiunto nuova linfa in cabina di regia. Gli arrivi di Marko Guduric e Lorenzo Brown sono di spessore, uniti al giovane Quinn Ellis e al buon Nico Mannion, compongono un reparto play di primo livello, ciò che lo scorso anno era mancato.
A loro si è aggiunto Devin Booker, centro di esperienza e buon tiratore, che sotto le plance troverà un Josh Nebo. L’ex Maccabi, viste le sole 9 partite in un anno, è come un nuovo acquisto per l’EA7, mentre a rimpiazzare Mirotic dovrebbe essere Vlatko Cancar, oltre alla certezza Zach LeDay.
Sponda Virtus la situazione è simile, le Vnere avevano già trovato un buon play prima dei playoff, Brandon Taylor, a cui hanno aggiunto Luca Vildoza e Carsen Edwards, oltre al rinnovo di Morgan.
Talento, spensieratezza e velocità alla corte di Ivanovic, ma il talento di questi quattro andrà calibrato con le doti difensive di Hackett e Pajola.
Il roster della Virtus non è ancora completo, ma l’acquisto di Smailagic non va sottovalutato; il serbo ex Zalgiris ha esperienza ed è una pedina duttile, che si sposa bene con il basket di Ivanovic. Da lui potrà imparare molto il giovane Saliou Niang, che agirà probabilmente da ala grande.
Il pacchetto italiani
A fare la differenza nel finale della scorsa stagione è stato anche il “pacchetto” italiani delle due squadre.
L’Olimpia ai playoff si è affidata a due italiani e mezzo: Mannion, Diop e Flaccadori. Quest’ultimo giocò una grande serie da ex contro Trento, ma si unì alle fatiche di Mannion nella semifinale contro la Virtus.
A tratti ha fatto meglio Ousmane Diop, protagonista in gara 2 con Bologna, ma incapace di ripetersi nelle altre tre partite della serie.
Discorso molto diverso per la Virtus Bologna, che il prossimo anno non potrà contare su Achille Polonara e Marco Belinelli. A sostituire il primo è arrivato Saliou Niang, giovane ala atletica di Trento, mentre il sostituto del capitano è arrivato, ma la carta d’identità non dice “Italia”.
A loro si aggiungono le certezze Hackett e Pajola in regia, oltre a Diuf e Akele sotto canestro, per una Virtus Bologna che sarà sicuramente molto diversa, ma di sicuro più giovane e ambiziosa.
A differenza di Milano, questi quattro azzurri sono stati fondamentali nella corsa al titolo, e rappresentano lo zoccolo virtussino in Italia anche per i prossimi anni.






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