Tennis, fra ansia e depressione, tutta una questione di testa! 

Lo sport per eccellenza solitario, dove in primis la battaglia è da combattere con sé stessi: il tennis nasconde un lato scuro, a volte. La bellezza dei gesti e la classe dei campioni che idolatriamo sul grande schermo nascono da un perfezionismo, una costante ricerca di esso, che deve essere sempre accompagnato da una componente mentale che possa sopportarne lo stress. E così capita che qualcuno dei nostri eroi si debba fermare oppure debba proprio allontanarsi definitivamente dal campo di gioco, come se fosse infortunato. 

Robin Soderling: dalla depressione all’imprenditoria

Robin Soderling resterà per sempre nella memoria degli appassionati come l’uomo che sconfisse Nadal al Roland Garros nel 2009. Un’impresa leggendaria, ma dietro quel talento e quelle catenate devastanti che uscivano dalla sua racchetta si nascondeva una mente tormentata, evidentemente. Nel pieno della sua ascesa, Soderling cominciò a soffrire di attacchi di panico, insonnia e ansia da prestazione. Ogni partita diventava una fonte di terrore, ogni vittoria un peso insostenibile. Dopo un periodo di stop per una presunta mononucleosi, il campione svedese rivelò che in realtà il suo corpo aveva ceduto a causa della pressione mentale. A soli 26 anni, decise di ritirarsi definitivamente. L’abbandono improvviso, in primo luogo, sconvolse proprio lo stesso svedese: una forte depressione, accompagnata da pensieri suicidi, portò l’ex numero quattro ATP sul baratro. Grazie all’intervento della moglie e degli amici, Soderling capì che il tennis non era tutto. Da quel momento in poi, nacque una nuova persona: divenne allenatore della formazione di coppa Davis e, successivamente, lanciò anche delle palline con suo nome, che hanno avuto un discreto successo. Una rinascita, fonte d’ispirazione per molte persone dell’ambiente.  

Naomi Osaka, tra attacchi di panico e giudizi esterni 

La tennista giapponese è da sempre un’icona per il tennis femminile: tra look stravaganti e contratti multimilionari, Naomi Osaka è da tutti considerata una star. Tuttavia, l’apparenza inganna. Un primo segnale si era già visto allo Us Open 2018, quando, dopo aver battuto in finale Serena Wiliams, venne sommersa di fischi. Osaka pianse disperata e, successivamente, accusò il pubblico “bullo”. Nel 2021, durante il Roland Garros, Osaka annunciò che non avrebbe partecipato alle conferenze stampa obbligatorie, denunciando il forte impatto che la pressione mediatica aveva sulla sua salute mentale. Non tanto tempo dopo, Osaka deciderà di interrompere momentaneamente la sua carriera accusando di aver attraversato momenti di depressione e isolamento, scegliendo di prendersi una pausa per ritrovare la serenità che a lei mancava da tanto. Dopo alti e bassi e la nascita della sua bambina, Osaka sembra essere tornata più matura in campo. Al di fuori dei risultati non sempre eccellenti, adesso sa che la sua forza non consiste nel non crollare mai, ma nel sapersi fermare quando serve. 

Una risposta a “Tennis, fra ansia e depressione, tutta una questione di testa! “

  1. […] Poi c’è l’aspetto mentale. Musetti ha tutto per competere con i migliori, ma la solidità di testa — quella capacità di restare concentrato quando conta, di non farsi trascinare dalle emozioni, di reggere i momenti bui — è ancora un’area in evoluzione. Non è una fragilità, è un processo. I campioni, d’altronde, si costruiscono proprio lì: nelle partite che non girano, nelle palle break salvate, nei tie-break che decidono le settimane. Musetti ha migliorato questo aspetto, implementando alla sua preparazione esercizi di respirazione per scacciare l’ansia di prestazione. Tuttavia, come da lui stesso ammesso, bisogna ancora lavorare sull’atteggiamento in campo: è necessario eliminare le sclerate e il dialogo negativo con sé stesso.    […]

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