L’Olimpia Milano vince la nona Coppa Italia della sua storia. I ragazzi di Poeta partono forte, sbandano vistosamente ma riprendono in mano la partita nel quarto periodo. Armoni Brooks è l’MVP, e forse si consacra definitivamente come stella della squadra, al pari di Shields e Guduric.
MVP: ARMONI BROOKS
Basterebbe guardare i punti segnati in semifinale e finale per decretarlo come MVP. Si scalda subito e l’Olimpia va da lui (e da Guduric) quando ha bisogno di segnare nel terzo quarto. Una crescita costante da un anno e mezzo a questa parte: fenomeno.
GLI ALTRI
Ellis 6.5: a tratti soffre troppo in difesa, però gioca la solita partita di grande sostanza, ricordandosi che la carta d’identità dice 2003.
Bolmaro 7,5: partita di grande sostanza, nel quarto quarto trova due rubate che indirizzano la partita per l’Olimpia. Alla fine toglie il fiato anche a Prentis Hubb
Shields 6,5: bene in avvio, segnando e prendendo i rimbalzi. Nella ripresa sparisce lentamente, non essendo neanche nell’ultimo quintetto sul parquet.
LeDay 7,5: non ruba l’occhio ma c’è sempre. Sbaglia qualche canestro a inizio terzo quarto, ma dietro lavora duro quando conta. (Sarebbe l’MVP solo per la premiazione con lo zainetto).
Nebo 8: dominante. Una doppia-doppia di spessore, soprattutto vista la coperta corta in quel ruolo. E’ la miglior versione di sè stesso, e Milano potrebbe cavalcare ancor di più il suo centro.
Guduric 8: senza le sanguinose palle perse ci sarebbe almeno un voto in più, la ripresa è impeccabile e la sua tripla nel finale chiude definitivamente i giochi. Peccato per i 5 falli, meritava la standing ovation.
Ricci 6: non ha feeling col canestro e fa qualche fallo evitabile, ma l’energia in campo la mette in ogni minuto sul parquet. Cede l’alzata della Coppa a Diop, un gesto da grande capitano.
Tonut S.V.
Flaccadori S.V.
COACH PEPPE POETA:
L’approccio è, forse, il migliore della stagione ma nel momento in cui tutto girava al meglio, qualcosa si inceppa e da lì il black-out dura un po’ troppo. Abile a riprendere in mano il match, con scelte forti e giocando senza centro nel miglior momento di Derthona.
Nel finale si affida ai più caldi, senza guardare ai nomi. Menzione d’onore per aver scelto di non cambiare i sei stranieri dopo l’infortunio di Diop…non era una scelta facile, e nemmeno scontata, ma il parquet gli dà ragione.






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