Una sconfitta silenziosa, a tratti inaspettata, di quelle che spiazzano più gli appassionati dei tifosi stessi. La sconfitta e l’uscita dalla Champions contro il Bodo Glimt nascondono una verità scomoda: l’Inter ha accettato di uscire dalla Champions.
Lo si vede dallo spirito messo in campo dai nerazzurri, non che volessero perdere, ma nemmeno che fossero ossessionati dal passaggio del turno. La famosa “fame” che ha contraddistinto i giocatori di Juve e Atalanta non si è vista negli occhi dei nerazzurri, quasi rassegnati minuto dopo minuto, col gol che fa da specchio della doppia sfida.
Con questo non vogliamo dire che l’Inter volesse uscire dalla champions contro il Bodo (e già ai sedicesimi), ma che dopo anni da big europea abbia deciso di concentrarsi sul successo in patria, ma c’è un motivo ben preciso.
IL BISOGNO DI ALZARE I TROFEI
Sì, alla fine dei conti è questo il motivo per cui l’Inter ha scelto di concentrarsi solo sul campionato: perché fa bene alzare al cielo i trofei. Le ferite della passata stagione sono palpabili nelle parole di Nicolò Barella nel post partita e in quelle di Federico Dimarco pochi giorni prima del match di ritorno col Bodo (Cosa scegli tra Campionato, andare ai Mondiali e Champions? …le prime due).
Arrivare a giocarsi tre trofei è un grande risultato, che porta crescita economica e blasone internazionale, ma non trofei. Se una stagione di quel calibro, e con quel finale, è in grado di mettere ko mentalmente anche giocatori esperti come Bastoni, Barella, Lautaro e Dimarco, allora ha senso prendersi del tempo per “andare sul sicuro”.
L’Inter con Cristian Chivu ha iniziato un nuovo progetto e ora bisogna dare al tecnico rumeno il tempo di sbagliare e di fare esperienza, ma senza dargli modo di essere attaccato su tutti i fronti per una “possibile” stagione fallimentare. Da qui nasce l’esigenza di tutelarlo, di vincere in Italia e migliorare come tecnico, come gruppo e come società, in un percorso di crescita che fa un passo indietro per farne due avanti, ma che lo fa in maniera compatta tra tutti i pezzi del suo puzzle.
C’E’ UN PROBLEMA CON I SENATORI?
A tener banco dal post partita di martedì sera sono le prestazioni di Barella e Thuram, passati da leader tecnici e carismatici a giocatori da recuperare. Che i due siano in un periodo di difficoltà è sotto gli occhi di tutti, ma parlare di “problemi” è senza dubbio eccessivo. Il centrocampista ex Cagliari sta under-performando; frenetico, troppo spesso impreciso e poco incisivo, la vecchia versione del Nicolò che incantò con la maglia dell’Inter e della nazionale.
Discorso simile per l’attaccante francese, che dal rientro dall’infortunio non è più lo stesso. Poco incisivo in zona gol e nella costruzione di gioco, goffo tra le linee e solo in parte pericolosi campo aperto (il suo punto di forza). La speranza è che tornare a giocare una volta a settimana possa aiutare sia il 23 che il 9.

PERDITA ECONOMICA? “L’OBIETTIVO ERA LO SCUDETTO”
“65 milioni in meno di incassi dalla Champions League”, queste le cifre perse dai nerazzurri rispetto alla scorsa stagione. Se si pensa alle parole di Barella, allora non sembra essere esserci un problema economico: “lo scudetto è l’obiettivo da inizio stagione”. Se gli obiettivi si decidono al tavolo con la società, allora si era messo in conto che i ricavi dalla champions sarebbero stati certamente inferiori.
Ora, però, bisogna valutare se nelle aspettative di Beppe Marotta e Pier Ausilio c’era un buco economico di questo spessore, oppure di qualche decina di milioni in meno.






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