Disastro Italvolley, niente final four a Milano

Non tutto è oro ciò che luccica, e non tutte le volte che la maglia azzurra si presenta in campo mostra la gran bella Italia.

Il cammino approcciabile del girone è stato superato con ampia sufficienza e qualche reparto tecnico da sistemare. Contro la Danimarca agli ottavi è mancato il servizio in qualche sprazzo del primo set, poi prevedibile dominio totale azzurro. Contro la Finlandia dovevamo fare un passo avanti ma ne abbiamo fatti tre indietro.

Contesto

L’Italia viene da un cammino perfetto, sole vittorie per la nazionale guidata da Ferdinando de Giorgi.

La Finlandia viene da un secondo posto del suo girone ottenuto con tanta sofferenza e l’unica sconfitta (al tie-break) contro la squadra più inaspettata, l’Estonia. Poi sono vittorie sorprendenti per 3-2 contro Belgio e Paesi Bassi e 3-0 contro Serbia e Danimarca.

L’ottavo segue l’andamento molto sofferto del girone, 3-2 contro la Grecia vinta in una maniera per ampi tratti analoga a quella che sto per raccontare, anche in termini di punteggio.

Italia-Finlandia è dunque una partita dentro/fuori in cui la vincitrice avrà ancora la possibilità di giocare altre due partite a Milano.

La prima di queste sarà contro l’ottima Francia di Clevenot e compagni. La squadra transalpina è reduce da un cammino macchiato solamente da una sconfitta ai gironi al tie-break contro la Romania.

La sconfitta comunque non ha influito sull’economia del girone, il primo posto è comunque il suo. La Romania è la stessa squadra contro cui si è rifatta con tanto di interessi ai quarti con un netto 3-0 senza storia.

Finlandia superlativa, Italia nebulosa e disorientata

A questo punto, constatati i percorsi (molto più minutaggio totale per i finlandesi), il fatto che giocassimo nel palazzetto torinese gremito di tifosi azzurri e conoscendo la cronistoria pallavolistica delle due squadre, nessuno si sarebbe aspettato qualcosa di così fuori dall’ordinario.

Primo set ok, ma ancora qualcosa da migliorare

Il primo set si svolge in un andamento che seguirà lo stesso del penultimo (non in risultato finale), ma anche dell’ultimo, decisivo e fatale.

Ci presentiamo bene per poi venire puntualmente rimontati verso la metà del set. Amministrazione ordinaria, vinciamo 25-21 ma siamo ancora troppo lacunosi, muro non invadente, distaccato, troppo leziosi in attacco, permettiamo le loro rigiocate facili.

Secondo set, qui uno degli episodi che hanno svoltato l’incontro in negativo

Il secondo set invece prevede una lotta serrata punto a punto in cui le nostre lacune si fanno sentire ancor di più.

Sul 5-6 Finlandia una palla alzata non benissimo da Luka Marttila diventa troppo defilata da rete per Jokela. Senza prestare attenzione non poniamo opposizione a muro non ritenendo più una minaccia quell’attacco. Così Jokela, fino a quel momento mai pervenuto in campo se non per un cartellino giallo per veementi proteste, gioca un piazzato a mezzo cucchiaio da oltre l’asticella limitante la rete e la piazza nell’angolo opposto del nostro campo, dormita colossale dei nostri.

La situazione non si sbloccherà neanche nel seguito, abbiamo un set point sul 26-25 che però non sfruttiamo anzi, sul 26-26 Haapaniemi contribuisce alla rimonta fatale con un monster block a coprire la nostra diagonale d’attacco a creare una voragine sul nostro campo.

Quella voragine ci inghiotterà il punto seguente, la loro rigiocata è favorita da un fortunoso muro con la palla che rimbalza sul nastro, Noaa Marttila pensa a chiudere il set ed archiviare la pratica.

Terzo set da gettare nel bidone dell’immondizia

Il terzo set è il peggiore in assoluto, non si vedeva un’Italia così brutta non si sa da quando. 25-16 per la Finlandia è un risultato talmente pietoso da far credere che i pallavolisti italiani e finlandesi si siano scambiati di squadra.

Della bella Italia non vi è più rimasta alcuna traccia: servizi continuamente sbagliati, troppa sufficienza e arrendevolezza sulle rigiocate, muro che si faceva usare per imbucare le lettere e per il mani fuori.

Difesa e costruzione

Balaso nella ricezione proiettava il peso del corpo all’indietro, e questo non gli permetteva altro se non di sbagherare all’impazzata da qualunque parte di campo tranne sulle mani di Giannelli.

Il poeta non ha scritto poesie incantevoli, ma solo scarabocchi: sulla sua rigiocata di prima ad allargare su Bottolo di bagher non fa altro che consegnare il punto a Jokela in agguato a rete. Spesso è persino costretto a servire ai compagni palle troppo distaccate da rete e a palombella, le più difficili da mettere giù nel campo avversario. Si aggiunge anche lui tra i compagni che sbagliano i servizi.

Attacco, muro e rigiocata

Bottolo duole dirlo, ma è sotto tono in tutto, in primis a muro: non segue le indicazioni di don Fefè da Squinzano nel suo confessionale, troppo staccato dal compagno di reparto Galassi e troppo focalizzato sulla parallela nonostante fosse già coperta da Balaso. E’ così che puntualmente viene sempre superato in diagonale da Jokela, ora più che mai inarrestabile.

Michieletto non ha fatto un ottimo ingresso in campo, lo si è visto a servizio spesso totalmente fuori misura e lo si è visto a muro, troppo alto ma troppo distaccato e troppo parallelo a rete nel suo piano di rimbalzo, si fa usare troppo per il mani fuori.

Romanò poteva dare un contributo maggiore a servizio: se è vero che il servizio è il primo fondamentale d’attacco, dall’altra parte della rete Luka Marttila l’ha capito benissimo macinando ace su ace. Romanò invece è troppo morbido, contrariamente a quanto ci aveva abituato col servizio del suo magico mancino, permette rigiocate facili nel cambio palla.

De Giorgi non sa dare ulteriore carica ed indicazioni tattiche ai suoi, sono quanto più morali, sbagliata anche la sua scelta di insistere su Bottolo a muro, servivano di più la sostanza di Sanguinetti e i centimetri di Mati, più concreti e invadenti a muro.

Quarto set meglio, senz’altro spiraglio di bella Italia a concludere

La gran bella Italia viene fuori soltanto alla fine del quarto set, quando le schiacciate in diagonale di Bottolo (bene anche a muro) e Romanò, ma anche in maggior misura Lavia, superano finalmente il muro avversario. Poi il poeta Giannelli ritrova i suoi automatismi a servizio regalando un buon giro di punti dal 21-19 al 24-19.

Quinto set, il più drammatico

Il set conclusivo ci vede in vantaggio tutto il tempo, massimo sull’11-8, il nostro ultimo sarà sul 12-11, poi ancora una volta veniamo rimontati.

Bene Romanò in attacco e a servizio, bene Balaso in difesa, ma non bastano.

Dall’altra parte ci puniscono un immenso Luka Marttila a servizio e Haapaniemi a muro.

L’ultima giocata dell’incontro prevede tanti muri nostri deboli e tante corrispettive giocate finlandesi. La situazione si sblocca con Jokela che, Jokela di qua, Jokela di là, la piazza morbida su Balaso, Balaso su Giannelli, Giannelli per alzarla dalla linea dei tre metri a Romanò che sbaglia il suo attacco in parallela senza neanche toccare le mani del muro.

Amare conclusioni

Termina dunque così con il distacco minimo sul 15-13 al tie-break il nostro europeo e i finnici sono in semifinale contro i nostri cugini d’oltralpe a Milano.

Senz’altro è anche una di quelle sconfitte che brucia come sale nelle ferite e di cui rimangono encomiabili gli sguardi delusi di tutti i nostri azzurri seduti e sconfitti davanti i cartelloni pubblicitari.

Questo può essere tranquillamente il riassunto dell’atteggiamento di due squadre e di come hanno approcciato l’intera gara.

La Finlandia ha dato anima e corpo sapendo di avere soltanto da offrire e nulla da perdere.

L’Italia ha giocato pensando già alla partita contro la Francia con troppa sufficienza, e con troppo timore ed attaccamento ad azioni che non sono andate per il verso sperato.

 

 

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