Al Mondiale senza radioline: così il ciclismo torna alla sua essenza

Van der Poel

Senza radioline, come ai vecchi tempi. Nessuna comunicazione diretta con le ammiraglie, corridori abbandonati al loro destino, o meglio, al loro coraggio. Il mondiale di Montreal è stato spettacolare anche per questo, come detto da uno dei protagonisti, Mathieu Van der Poel, nel post gara.

No radio, no schemi

È proprio questo il punto: senza le radioline molti schemi e tatticismi sono venuti meno, e i corridori si sono ritrovati a dover “improvvisare”, basandosi spesso sul coraggio. Il ciclismo una volta era così, oggi è molto più tattico, ma come ogni anno il Mondiale riesce a riportarlo alla sua essenza: vince chi osa, chi non ha paura di scoppiare, e dunque di perderlo.

Vedi Van der Poel, che consapevole di essere inferiore sullo strappo secco rispetto a Del Toro, Seixas ed Evenepoel ha provato ad anticipare tutti, sperando nei tatticismi alle sue spalle. Tatticismi che sono arrivati, ma non quando era lui in testa, e gli stessi tatticismi hanno fatto la fortuna di Brandon McNulty.

Corridore furbo, ottimo passista che si difende più che bene in salita; l’americano sa bene come funzionano gli “leggi del gruppo”: quando parte un nome poco blasonato tutti su guardano e chi chiude? Nel post gara l’ha detto Pidcock, così come Van der Poel e Seixas: “Non credo toccasse a me chiudere su McNulty” e così l’americano ha orchestrato un capolavoro, anche grazie alla presenza di Simmons e Jorgenson alle sue spalle.

La poca comunicazione implica tanto coraggio, e quando le gambe sono al limite anche quello viene meno, perchè finire con i crampi come Seixas, infondo, è uno scenario sempre dietro l’angolo. E se nessuno ha coraggio, allora nessuno tira per chiudere ed è così che nascono le pagine di storia più belle, come quella di Brandon McNulty in maglia iridata.

Messaggi sulle lavagnette e scritte sulle borocce

Nonostante l’assenza di radioline, non sono mancati i tentativi di comunicare in maniera sempre più fitta durante la corsa. Le lavagnette a bordo strana sono il metodo più usato, ma quest’anno diverse squadre ne hanno orchestrato un altro: veri e propri messaggi scritti sulle borracce.

Il tutto è nato da un tentativo fatto dal Belgio durante la gara degli Under 23. Un ciclista, mediamente, prende una borraccia a ogni giro del percorso (ogni 15 km) e quindi non c’è modo migliore per aggiornarlo su come stia andando la corsa. Distacchi, nomi dei fuggitivi e molto altro, per aggiornare un corridore o l’intera squadra sull’andamento della corsa.

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