Dal 1950 le ATP Finals sono state il gran finale della stagione tennistica maschile, il torneo dei maestri: solo i migliori otto dell’anno, uno contro l’altro, in un’arena indoor che simboleggia la consacrazione del talento e della costanza. Ma oggi, nel tennis moderno sovraccarico di appuntamenti, la domanda sorge spontanea: le Finals hanno ancora lo stesso peso di un tempo?
Il ruolo ambiguo dell’ATP
Ne abbiamo parlato e continueremo a parlare dei molteplici problemi organizzativi dell’ATP, a partire da quante partite i protagonisti del circuito sono costretti ad affrontare. Insomma, per i giocatori arrivare a novembre ancora in forma e motivati è diventato un’impresa. Molti arrivano stanchi, acciaccati, o con la mente già proiettata alla pausa invernale. L’organo di riferimento del tennis, l’ATP, sta tenendo in considerazione questo fattore per garantire delle super ATP Finals? Beh, apparentemente no, perché, qualche settimana fa Gaudenzi ha annunciato di voler aggiungere al calendario un decimo master 1000 a Riyadh nel 2028.
Prestigio intatto, ma la qualità?
Il titolo di “Maestro” mantiene un peso a livello storico e statistico, per non contare del fatto che il vincitore si porta a casa 1500 punti nel ranking e 5 milioni di euro. Tuttavia, la percezione di questo trofeo sta cambiando sia a partire dai giocatori stessi sia dai tifosi. Djokovic nel 2024 saltò direttamente il torneo per concentrarsi sulla successiva stagione, cosa che ha ripetuto quest’anno. Il problema non è tanto la formula che, anzi, resta interessante con gironi e scontri diretti bellissimi, quanto il contesto generale. La percezione generale è di vivere le Finals come un “extra”, non come un clou imperdibile. Questo lo si evince a partire dalla qualità del livello tennistico, inferiore alla media in alcuni casi, e, specialmente negli ultimi anni, in vittorie a sorpresa. Nel 2009 vinse Davydenko, nel 2017 Dimitrov, nel 2019 Tsitsipas: nessuno di loro, però, ha mai vinto uno slam.
Un bivio per il futuro
Le Finals si trovano in una posizione scomodissima: sono al termine della stagione tennistica, ma allo stesso tempo sono troppo importanti per non essere tenute in considerazione. Adesso, esistono due alternative. L’alternativa per salvare le Finals sarebbe quella di ridurre il calendario e di giustificare il peso di questo torneo, rendendolo, c’è chi addirittura sostiene ciò, un quinto slam. Tuttavia, siccome sembra si stia andando in una direzione inversa, per preservare le Finals bisognerebbe a quel punto renderle, forse, un torneo più d’esibizione che uno ufficiale, oppure collocarle in uno spazio differente del calendario. Perché, il rischio di definitiva cancellazione non è un’ ipotesi lontana.






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