Top e Flop della stagione NBA- Western Conference

Dopo i top e flop NBA sponda Est degli Stati Uniti, che troverete nel seguente link: Eastern Conference; ora è il momento di vedere ad Ovest, invece, cosa è successo.

TOP

SAN ANTONIO SPURS

La squadra, dopo i Thunder, più in forma nell’arco di tutta la stagione regolare sono stati i giovanissimi San Antonio Spurs che, bruciando le tappe di crescita che ci aspettavamo da loro, sono riusciti a conquistare il secondo posto ad Ovest. I texani sono guidati da Victor Wembanyama, dominante su ambo i lati del campo, Stephon Castle, che ha dimostrato già di essere una delle guardie più forti nella NBA solamente al suo secondo anno da professionista, e il più esperto De’Aaron Fox. Oltre a loro, la crescita di tutti gli altri, ha portato gli Spurs a candidarsi come una delle favorite al titolo, e se la loro era inizia già adesso, in futuro sarà ancora più difficile batterli. Complimenti anche all’allenatore, Mitch Johnson, che è riuscito a gestire in maniera egregia il ruolo di Head Coach dopo l’addio del maestro Gregg Popovich.

JOKIC E SHAI

Menzione d’onore per i due giocatori nettamente più dominanti della NBA moderna, e soprattutto in questa stagione. Si parla ovviamente di Nikola Jokic e Shai Gilgeous-Alexander, entrambi già premiati in carriera con la statuetta dell’MVP, che anche quest’anno finirà nelle loro mani. Il serbo dei Denver Nuggets, dopo un paio di acciacchi sta finendo la stagione con cifre ancora superiori al suo standard già di per sé mostruoso. Chiude la stagione in tripla doppia di media con 27.8 punti, 12.9 rimbalzi e 10.9 assist. Dall’altra parte Shai guida la squadra prima in classifica per il terzo anno consecutivo con 31.1 punti, 4.3 rimbalzi e 6.6 assist e un’intera stagione con almeno 20 punti segnati ogni singola partita e le percentuali migliori al tiro per una guardia nella storia della NBA. Scegliere il migliore tra i due è difficile se non impossibile

PHOENIX CON LE IDEE E NON CON LE STELLE

L’anno scorso i Phoenix Suns hanno tentato il colpaccio mettendo assieme un terzetto di superstar formato da Devin Booker, Kevin Durant e Bradley Beal. Sia per infortuni che per poca alchimia il progetto è fallito subito e quest’anno la decisione è stata ripartire da zero dando via parte del roster e affidando di nuovo la squadra in mano a Booker affiancato a Dillon Brooks e Jalen Green più altri giocatori di contorno con caratteristiche prettamente di atletismo e corsa. Per quelle che erano le aspettative la squadra ha funzionato e anche bene arrivando settima dietro solamente alle corazzate che ci aspettavamo da inizio stagione. La strada è giusta a Phoenix, qualche aggiunta di talento puro e in futuro si può ripensare di tornare alle finali NBA dopo il sogno del 2021.

I CLIPPERS DI LEONARD E DEL FUTURO

A inizio stagione i Clippers erano una delle squadre più disastrate della lega tra sconfitte, malumori di spogliatoio e infortuni. Con l’addio di alcuni elementi e trade intavolate bene, a Los Angeles sponda Clippers è tornata la scintilla, anche grazie a una versione di Kawhi Leonard eccellente. L’aggiunta di Garland, Mathurin e il minutaggio aumentato per giovani come Jordan Miller e Kobe Sanders ha riportato i Clippers in zona play-in ma soprattutto ha dato fiducia nel futuro della franchigia che ormai sembrava perso. Detto ciò ai Clippers manca ancora molto per tornare ad alto livello e attenzione pure all’ipotetica sanzione riguardante gli illeciti commessi alla firma di Leonard che potrebbero compromettere nuovamente l’intero futuro della squadra.

FLOP

DURANT E I PROBLEMI DI SPOGLIATOIO

Il primo flop della stagione è stato il rendimento altalenante degli Houston Rockets che sicuramente si aspettavano una stagione più convincente, almeno a livello offensivo. Questi problemi di squadra possono essere riconducibili anche all’atteggiamento di Kevin Durant, tanto forte in campo, quanto non simpatico per i compagni in certe situazioni. La sua stagione in numeri è ottima, guida da solo l’attacco, ma quello fatto vedere sui social e in campo ci mostrano un Durant troppo critico coi compagni di squadra e sempre al limite del litigio. Nel passato abbandonò già Golden State e Brooklyn in parte per queste motivazioni, Phoenix ha deciso di fare a meno di lui e anche la piega presa a Houston è preoccupante e mette in discussione la sua leadership. Vedremo se ai playoff la sua indole cambierà o lo vedremo ancora al centro di discussioni.

GOLDEN STATE SENZA CURRY

Come già discusso nell’articolo inerente al recente passato di Golden State: clicca qui, esiste una squadra con Curry e una senza, della quale prima o poi bisogna abituarsi. Quella senza al momento, con Jimmy Butler a fine carriera anche quando tornerà dopo l’infortunio e un Porzingis a metà servizio, è una delle peggiori squadre della lega a causa di un rinnovamento che non è mai avvenuto. L’errore più grande, compiuto anche quest’anno, è il continuo andare a caccia di stelle da affiancare a Steph per i suoi ultimi anni di carriera portando però nella baia di San Francisco solamente giocatori senza più futuro e strapagandoli anche. La bocciatura, comunque in una stagione piena di infortuni, arriva proprio per questa ragione oltre al fatto che nelle partite senza Curry nessuno è in grado di accendere la luce della squadra, anche a causa di un sistema non più funzionale per i giocatori in campo.

IL ROSTER DI SACRAMENTO

Un flop assoluto e quasi previsto è quello dei Sacramento Kings che ai nastri di partenza aveva una squadra già sulla carta non funzionale e che a fine stagione si è rivelata anche peggio. Il duo Lavine-DeRozan non funzionò a Chicago ed è andato male anche a Sacramento, Russell Westbrook ormai ha dato tutto al basket ed è lontano parente del fenomeno visto ad OKC, e infine Sabonis che in questa stagione ha giocato solo una ventina di partite. Sacramento ha deciso fin da subito di tankare anche quest’anno per provare a prendere uno dei tanti talenti al prossimo draft, ma ormai è chiaro che i problemi stanno in dirigenza, da sempre autori di scelte scellerate come smantellare una squadra che tre anni fa fece benissimo per trovarsi oggi con nulla in mano. L’unica nota positiva arriva dal rookie Maxime Raynaud che si è dimostrato un’ottimo centro da cui ripartire.

LA DERIVA DEI MEMPHIS GRIZZLIES

Infine, un flop che però può rivelarsi un nuovo inizio, è quello dei Memphis Grizzlies che al probabile addio di Ja Morant in estate potrà chiudere questa mini-era che ha per un paio di stagioni elettrizzato tutti i tifosi. Da una squadra super promettente, Memphis esce con un nulla di fatto dopo che sono andati via tutti i protagonisti, da Dillon Brooks e Jaren Jackson Jr, e vedremo il futuro di Morant. Flop in questa stagione perchè come ormai da anni siamo abituati, sono costantemente la squadra con più infortuni in NBA nonostante l’età media molto bassa, e quindi difficilmente diventa solo sfortuna. Rispetto ad altre franchigie però Memphis può ripartire da alcuni talenti che ha già in squadra, su tutti Cedric Coward e GG Jackson e ritornare a competere con un nuovo ciclo di giocatori e allenatore.

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