Il tanto atteso ritorno del Re è alle porte. Dopo cinque anni Conor McGregor è pronto a tornare nell’ottagono UFC nella notte tra sabato e domenica, alle tre del mattino italiane. L’irlandese sfiderà Max Holloway, già battuto ai punti qualche anno fa, ma l’attesa è per tutto ciò che circonda il match di domenica notte.
IL RITORNO DELLA STAR PER ECCELLENZA
Conor McGregor non ha di certo bisogno di presentazioni: il primo fighter della storia a vincere e detenere due diverse cinture, lo storico match con Khabib Nurmagomedov, la vittoria in 13 secondi contro Josè Aldo e, soprattutto, ciò per cui è amato dal pubblico: il trash talking.
The Notorious ha reso famosa la UFC prima con le sue parole che con i suoi combattimenti. I trash talking con Alvarez, Khabib, Poirier dentro e fuori dall’ottagono, prima e dopo il match; qualcosa di mai visto prima nel mondo delle arti marziali miste e che ha totalmente cambiato questo business.
McGregor è diventato leggenda ed esempio ancor prima di ritirarsi, l’esempio ne è Ilia Topuria, noto come El Matador e recentemente sconfitto da Justin Gaethje. Lo spagnolo-georgiano è stato a immagini e somiglianza di Conor: dal trash talking e la fiducia in sé stesso alle movenze pre match, lo show nella gabbia con i KO e i modi di combattere a dir poco identici.
HOLLOWAY AVVERSARIO DIFFICILE
Il ritorno nell’ottagono di McGregor, però, non sarà così facile. Di fronte a lui domenica notte ci sarà Max Holloway, un fighter di alto livello già avversario di Conor nel 2013, quando Holloway perse ai punti dopo cinque round.
Lo statunitense è più alto e ha più allungo dell’irlandese, oltre ad una miglior tenuta fisica col passare dei minuti. Un avversario durissimo per McGregor, o almeno per la versione che cinque anni fa perse contro Poirier. A questo si aggiunge il fatto che solo un fighter è riuscito a mettere KO Holloway in carriera: Ilia Topuria, per di più nel suo prime assoluto.
Uno sfidante tra i più ostici con cui tornare nell’ottagono per Conor McGregor, che dovrà dimostrarsi pronto a un match “lungo” e logorante, caratteristiche del primo McGregor visto nella gabbia, non dell’ultimo.






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