Si sono corse già 11 tappe in questo mondiale che sta vedendo Kimi Antonelli inseguire un sogno che solo pochi mesi fa sembrava insperato e, in questo periodo d’attesa prima di tornare in pista, è giunto il momento di fare il punto della situazione. Chi è che che ha stupito e chi, invece, ha deluso? Ecco qui lo speciale top&flop di metà stagione!
TOP
Kimi Antonelli: abbiamo già analizzato la crescita di Kimi nell’articolo che trovate qui sul link, ma è giusto riassumere la portata dell’impresa del giovane italiano. Chiude il giro di boa con ben 50 punti di vantaggio in classifica nei confronti di Lewis Hamilton, in seconda posizione: mai nessun pilota di F1 è riuscito a perdere il titolo con un distacco del genere. A prescindere da ciò, Antonelli, ormai, è il volto della Formula 1. Sì, la macchina gli sta dando una grande mano, ma la sua maturità e la sua compostezza sono quei tratti che solo i grandi del passato avevano a quell’età.
La nuova era della Formula 1: eravamo tutti scettici per quanto riguardava l’introduzione del nuovo motore e per le modalità di sorpasso, ma, dopo tutto, bisogna spezzare una lancia in favore di Domenicali. Oltre ad essere un lungimirante dirigente, l’ex team principal Ferrari ha capito una cosa fondamentale: l’economia dell’attenzione. I sorpassi non saranno graditi agli occhi dei puristi, ma la verità è che per continuare a promuovere il brand della F1 serve spettacolo, azione e movimento, sostanzialmente quello che le corse stanno promuovendo oggi. E i numeri danno ragione a lui.
Lando Norris: a prescindere dal fatto che in questo momento è 5° in classifica piloti, ma che stagione sta facendo il campione in carica!? McLaren, nonostante il motore Mercedes, ha faticato nella gestione del software di quest’ultimo, impedendo a Norris di competere per lungo tempo con Mercedes e Ferrari. Tuttavia, sin qui, l’inglese ha mostrato un grande passo e, soprattutto, una freddezza che non aveva mai mostrato prima. Vince sia una sprint, a Miami, e domina la gara d’Ungheria, definita da lui stesso come: “la gara più bella della mia carriera. E bravo Lando, allora.
VCARB: rendimento da top, quasi inspiegabile vederli lì a combattere ogni gran premio per la top 10. Tralasciando Lawson e Lindblad che si stanno togliendo le loro soddisfazioni con tanti e buoni piazzamenti, la VCARB sta mostrando un gap molto ridotto nei confronti del team da cui dipende, ovviamente la Red Bull. In spiccioli, Racing Bulls ha capito due cose fondamentali per andare forte nel 2026: affidabilità (ancor più fondamentale quando cambiano i regolamenti) e aggiornamenti costanti mirati.
Pierre Gasly: già ne avevamo parlato benissimo nel video qua in link, Pierre Gasly rimane il migliore “tra gli altri” e lo sta dimostrando anche in questa stagione. Il podio a Monaco è un’ altra mille Stone importante da aggiungere al suo palmares, ma è la sua costanza che stupisce sempre. Peccato che Alpine, al posto di migliorare nel corso della stagione, sta perdendo la guerra per il quinto posto nel costruttori con VCARB.
Isack Hadjar: il francese ha riscritto la storia della Red Bull: il problema del secondo pilota è ufficialmente finito. Eccezionale già in Australia con il terzo posto in qualifica, al di fuori di qualche problema tecnico ad inizio stagione e di un errore grossolano a Miami, i risultati sono molto convincenti. 5° posto in Canada, 4° a Montecarlo, 6° a Barcellona, 6° in Austria, 5° a Silverstone, 6° a Spa e 6° in Ungheria: Verstappen è Verstappen, ma Hadjar convince.
FLOP
Aston Martin: quello che ha combinato il team inglese in questa stagione è qualcosa che ha pochi precedenti nella storia della F1. Pensando che, ad inizio stagione, si pensava che il team di Lawrence Stroll potesse competere per il titolo, la caduta della “Verdona” e ancora più eclatante. 11 ritiri e un solo punto sono solo la punta dell’iceberg. A Spa, il tempo registrato in qualifica era così lento che hanno rischiato di battere lo storico record negativo della HRT del 2011. Salvate Newey e Alonso dalla Honda, che impedisce alla Aston di migliorare il rendimento in gara.
La FIA: se da un lato la F1 convince, da un lato delude. La gestione gara da parte della direzione continua ad essere uno degli aspetti da migliorare. I capi d’accusa principali sono molteplici: dal metro di giudizio della direzione gara fino ad arrivare alle chiamate riguardanti SC o VSC. I tifosi chiedono a grand voce più oggettività e, sopra ogni cosa, una maggiore libertà per i piloti: meno attenzione ai track limits e per quanto concerne i limiti di velocità nella corsia box. Troppo fiscali.
Esteban Ocon (e in generale la Haas): il 2026 si sta rivelando di gran lunga la peggiore stagione di sempre per il francese: solo 3 punti e, per il resto, tanta insoddisfazione per il francese. Tuttavia, non è colpa solo di Ocon. Haas si presentava a Barcellona come quinta forza, ma gli aggiornamenti portati dal team di Komatsu sono stati un buco nell’acqua totale.
Audi: per essere la prima stagione in F1, i risultati non sono per nulla negativi, ma rimane ancora un grande step da fare per quanto riguarda l’affidabilità del motore. Tanti problemi di natura elettronica, che possono nuocere nel lungo periodo ad una scuderia che sta investendo tantissimo e che dichiara che in F1 l’obiettivo è vincere a partire dal 2030.
Cadillac: imbarazzante. Tralasciando i 9 ritiri stagionali, Cadillac non sta in piedi. Rotture su rotture in qualsiasi parte della macchina, pezzi del telaio che si staccano: uno spettacolo aberrante.
George Russel: è il flop di questa metà stagione, che, sulla carta, doveva essere la sua stagione. Mercedes ha avuto dei problemi con la sua vettura, ma le scuse campate dal britannico sembrano le lamentele di un pilota umiliato dal compagno di squadra più piccolo di lui. Come ha detto Lando Norris: “il vero campione è colui che si adatta al meglio alla macchina in qualsiasi weekend. Se non segui questo standard, allora non sei un pilota di questo livello” .





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