La pessima stagione dei Rockets! Chi è il colpevole?

 

La stagione di Houston si è chiusa in Gara 6 contro i Los Angeles Lakers che hanno dato prova di meritare di più il passaggio del turno rispetto ai texani che tra problemi di spogliatoio, sfuriate di Coach Udoka e partite giocate in malo modo sono usciti per il secondo anno di fila al primo turno dei Playoff.

L’ambiente che si respira però a Houston è diverso da un’anno fa quando i tifosi avevano ripreso l’entusiasmo che mancava dai tempi di James Harden e vedevano nella propria squadra un futuro rigoglioso grazie al talento accumulato in tutti questi anni. Quali sono stati dunque i problemi degli Houston Rockets in questa annata?

QUINTETTO DA RECORD MA ATTACCO DA SISTEMARE

Nella prima partita di Regular Season, Houston si è presentata con un quintetto di 208 cm d’altezza media, record nella storia NBA, nel quale Amen Thompson era il più basso con i suoi 201 cm. Questa scelta è stata ben precisa fin da subito, Houston sarebbe stata la squadra più dura della lega con una presenza a rimbalzo e in difesa senza eguali.

Inizialmente la scelta stava pagando grazie a Kevin Durant che da solo guidava l’attacco e a rotazione tutti davano il proprio contributo. Con l’avanzare della stagione il meccanismo si è rotto e Houston è si è ritrovata in difficoltà; Amen Thompson non ha provato a fare il salto di qualità offensivo che li si era richiesto, Jabari Smith Jr è stato discontinuo e Alperen Sengun non ha mantenuto minimamenti il livello dello scorso anno.

Questi fattori hanno fatto calare a picco le prestazioni in casa Houston che nel mentre ha anche dovuto affrontare la perdita per infortunio di Steven Adams che garantiva ai Rockets fisicità e rimbalzi.

LA PESSIMA SERIE CONTRO I LAKERS

Nonostante i problemi apparenti i Rockets hanno chiuso la stagione al quinto seed, dietro soltanto alle tre più forti: Thunder, Spurs e Nuggets, e ai Lakers, loro avversari in questo primo turno che si sono presentati a questi playoff senza Luka Doncic e Austin Reaves fuori per infortunio e guidati dal 41enne LeBron James.

Sembra una strada spianata per i Rockets viste le assenze degli avversari, ma per Gara 1 c’è una sorpresa: Kevin Durant fuori senza nessuna comunicazione nei giorni precedenti. Senza il loro leader in attacco Houston non è per nulla pericolosa e perde Gara 1.

Anche col suo ritorno però la squadra non funziona e perde pure Gara 2 con tanti screzi tra KD e compagni per questioni di campo che rimandano ai problemi avvenuti nel corso della stagione come già descritto nei Top e Flop della Western Conference. Per molte dinamiche sembra essere stata questa la sua ultima partita in maglia Rockets dopo un solo anno dal suo arrivo.

Infatti, Durant salterà pure le successive e proprio in quelle Houston ha un moto d’orgoglio, tanto che dopo essere andata sotto 3-0 riesce ad accorciare sul 3-2. In Gara 6, in casa, Houston vuole portare la serie a Gara 7 ma non funziona nulla di ciò che era stato preparato. I Lakers vincono facilmente la partita avanzando al turno successivo.

CHI SONO I “COLPEVOLI”?

Le colpe sono da attribuire a chiunque. KD per i problemi già citati e di leadership è sicuramente un’indiziato ma senza di lui in campo i texani non hanno prodotto quasi nulla di quello che viene richiesto dal livello dei Playoff.                                        Sengun, per gran parte della serie, ha giocato in modo pessimo, sia difensivo che offensivo, con scelte non sempre corrette e tiri facili sbagliati, dimostrando di non essere pronto a prendersi la squadra sulle spalle.

Il supporting cast invece è andato anche peggio, brutta serie nel complesso per tutti gli altri come Reed Sheppard e Tari Eason, mentre buon impatto per Amen Thompson che ha margini di miglioramento da campionissimo. Tante responsabilità vanno dunque a Ime Udoka, l’allenatore, che non ha saputo creare l’alchimia giusta per la squadra lasciando tanti giocatori abbandonati a loro stessi in campo senza sfruttarne le qualità, il tutto con spaziature pessime.

DA CHI RIPARTIRE L’ANNO PROSSIMO

Per il prossimo anno Houston ha delle basi solide ma qualcosa deve assolutamente cambiare; Sengun, Thompson e Jabari Smith sono tre giocatori molto futuribili e da cui ripartire aggiungendo sicuramente un playmaker, in attesa del ritorno di VanVleet, e delle ali affidabili al tiro da tre punti. Difensivamente, come singoli, Houston è già ad alti livelli.

Importante capire cosa succederà in estate con Durant e con Coach Udoka; in caso di addio di entrambi si potrebbe ripartire dai giovani già presenti a roster cambiando completamente il modo di giocare e aggiungendo pezzi diversi rispetto a quelli presenti oggi dalla panchina.

 

 

 

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