La NBA è sempre stata la lega dello “star system” per eccellenza tra tutti gli sport. Negli ’80, ’90 e primi duemila le squadre si costruivano attorno a due o tre fenomeni e il resto erano gregari, più o meno forti, che non mettevano mai in dubbio la leadership in campo e fuori delle stelle. Nell’ultimo decennio questo assunto è parzialmente cambiato, ovviamente le stelle ci sono e ci saranno sempre (e senza di esse non si vince), ma il contorno di giocatori è fortemente determinante visto il talento diffuso che c’è, soprattutto nella NBA.
In questo articolo vedremo alcuni nomi di giocatori che non vengono considerati stelle ma che hanno un impatto sul campo di fondamentale importanza. I giocatori verranno divisi in 4 “macro-ruoli” cercando di accumunare le loro caratteristiche principali.
GUARDIE FISICHE E INTENSE
A questo appellativo rispondono presente tutte le guardie non dotate di particolare talento a livello offensivo ma che sanno trovarsi al posto giusto e al momento giusto diventando dei jolly negli schemi d’attacco. Il loro punto di forza, infatti, è la difesa! Con loro non si passa, mani veloci, cacciatori di rimbalzi e uso del corpo per contrastare gli avversari, dal playmaker al centro. Tutto ciò sputando sangue in campo ma con un’attenzione nei dettagli che fa vincere le partite.
Il maestro di questo “ruolo” è Alex Caruso, 2 volte campione NBA (2020 con i Lakers e 2025 con i Thunder) e 2 volte All-Defensive Team NBA. Caruso è quel giocatore che vorresti sempre in squadra, titolare o dalla panchina, trova sempre il suo posto in campo. Dopo aver marcato Jokic meglio di chiunque altro nei Playoff 2025, quest’anno si è dato da fare anche nella marcatura di Wembanyama, più alto di 30cm.
Rimanendo nel roster di OKC, un’altro nome è quello di Cason Wallace, per lui in questi Playoff ben 2 palle rubate di media e miglior Thunder per Defensive Rating, il tutto con 9 punti e il 48% da tre punti. Giocatore che tratta poco il pallone ma sa sempre trovarsi nel posto giusto, in difesa quando è in campo spesso è alle prese con la miglior guardia avversaria per la sua capacità di sporcare ogni passaggio o tiro.
Infine, bisogna citare Josh Hart, cognome che è quasi un gioco di parole per il suo ruolo, ovvero quello di essere il “cuore” dei New York Knicks. Nonostante i suoi 193 cm Hart ha collezionato la bellezza di 8,9 rimbalzi per partita ai Playoff, più di centri come Queta, Duren, Hartestein e Allen. Questo perchè la sua dote principale è il coraggio di lanciarsi su ogni pallone e non aver paura di infortuni o falli. Sempre nei Playoff ha il quarto miglior +/- (+10,6) della NBA e sesto miglior Defensive Rating, condito tutto con 4 doppie doppie, dietro per numero solamente a Wembanyama, Towns, Jokic, Tatum e Cunningham.
TRIPLE DALLA PANCHINA
Una costante nelle squadre che vincono il titolo è sempre l’apporto dalla panchina. Infatti, non basta avere un quintetto forte e il più completo possibile, per vincere serve il coinvolgimento di 8/9 giocatori in grado di dare punti e che permettano ai titolari di riposarsi. Oltre al più classico “sesto uomo“, dalla panchina è fondamentale che esca qualcuno che pur giocando 10 o 15 minuti sia in ritmo appena viene chiamato in causa. Magari prende 0 tiri, magari 5 o magari 10, l’importante è essere in ritmo, cosa non banale.
Quest’anno questa definizione calza a pennello con ciò che è stato Landry Shamet per i New York Knicks, 16 minuti e 6 punti di media a partita (Playoff) sembrano dati banali ma non lo sono. Shamet col suo 48% da tre è stato importante nelle pazze rimonte dei Knicks. Si è preso pochi tiri nell’arco di tutta la Post-season ma il solo fatto di essere in campo e in fiducia come è stato lui, ha garantito un’opzione sempre pronta per i compagni.
Simile è stata la stagione di Jared McCain in uscita dalla panchina di OKC, per lui poche istruzioni ma ruolo non banale. Se c’è spazio creato dagli altri, si tira sempre. Così facendo ha chiuso i Playoff con 10 punti di media in 17 minuti e 37% da tre con 4,5 tentativi a partita.
Un’altro giocatore incredibile per queste caratteristiche è Luke Kennard, ora ai Phoenix Suns, reduce da degli ottimi Playoff con i Lakers. Per Kennard la carriera è sempre stata sullo stesso livello e ora si è consacrato come tiratore scelto dalla panchina. In carriera tira con il 45% da tre e quando in ritmo diventa una delle mani più pericolose di tutta la NBA. Non è affatto un giocatore completo, ma se a Kennard si chiedesse solo di entrare e tirare, sarebbe l’uomo perfetto per qualsiasi contender NBA.
3 AND D
Per certi versi il ruolo del 3, o ala piccola, è uno di quelli più determinanti per i meccanismi dell’intera squadra. Nella NBA moderna per ricoprire questo ruolo devi avere tutto: fisico, atletismo, letture di gioco, range da tre punti e giocate al ferro. Per questo motivo avere in questo ruolo un tiratore da tre ma anche ottimo difensore non è importante, è fondamentale.
Il migliore di quest’anno è senza dubbio OG Anunoby, un’altro Knicks, a testimonianza del perchè alla fine hanno vinto loro il titolo. OG è stato un difensore fortissimo sul perimetro e ottimo al ferro. Dall’altra parte fa sempre la scelta giusta in attacco e grazie ad atletismo e fisico è anche in grado di costruirsi tiri per sè. Anunoby oltre a marcare chiunque passa dalle sue parti è anche il terzo miglior giocatore per Offensive rating in tutti i Playoff, sicuramente grazie al suo 49% da tre punti. Esempio di completezza e autore della giocata per chiudere Gara 4 delle Finals che rimarrà incisa nella storia dello sport americano.
Un’altro giocatore altrettanto fenomenale è Jaden McDaniels, ancora a secco di titoli, ma la sua giovane carriera sta esplodendo a Minnesota, la quale ha deciso di puntare su di lui come spalla destra di Anthony Edwards. JMac è l’ala perfetta per altezza, lunghezza delle braccia e atletismo al quale lui aggiunge una dose di cattiveria agonistica che pochi altri atleti hanno al mondo. McDaniels in questi Playoff è stato il secondo miglior marcatore di Minnesota nel mentre che si occupava del miglior attaccante in entrambe le serie giocate dai T-Wolves. Una risorsa a tutto tondo.
Aaron Nesmith è assolutamente un nome da citare se si parla di questa categoria, poche partite per lui quest’anno nel cantiere aperto che sono stati gli Indiana Pacers nel corso di questa stagione. Ma tutti i fan NBA si ricordano del suo percorso nei passati Playoff dove a suon di triple e giocate difensive ha aiutato Haliburton a raggiungere le Finals. Quest’anno è stato di transizione, dal prossimo ci aspettiamo che Nesmith torni quel giocatore sui due lati del campo che incide su ogni possesso giocato.
Per finire bisogna citare un’altro Lakers che ha abbandonato i gialloviola ma non Los Angeles, ovvero Rui Hachimura. Nella sua nuova esperienza ai Clippers il giapponese farà ciò che faceva a pochi km di distanza, ovvero lo spot-up shooter sugli scarichi degli altri giocatori. Così facendo Rui ha aiutato i Lakers nei Playoff con ben 17.5 punti di media e il 57% da tre!
CENTRI ATIPICI
Questa categoria è sicuramente quella più azzardata, in cui nessuno dei citati ha mai vinto il titolo, ma che a nostro parere porteranno a casa molte soddisfazioni nel corso della carriera. Un centro atipico non è il classico centrone, grosso e messo in campo per prendere i rimbalzi, ma un centro che sa anche allargare il campo e trovare soluzioni diverse rispetto che solamente il tiro al ferro. Wembanyama e Jokic sono i due nomi più importanti ma in questa lista ci sono tre giocatori che pur essendo nettamente al di sotto dei due sopracitati potrebbero cambiare gli equilibri della loro squadra.
Il primo è Naz Reid, arrivato quest’estate a Charlotte nello scambio con LaMelo Ball. Reid è un centro di 2 metri e 6 con una forza fisica disumana abbinata però a un tocco di mano notevolissimo. 12.6 punti di media negli ultimi Playoff con 40% da tre non sono numeri banali per uno con quel tipo di fisico. Nei nuovi Hornets Reid è un jolly incredibile in quanto è in grado sia di stare sotto canestro (7,3 rimbalzi a partita) sia largo dall’arco.
Simile sia per assonanza che per tipo di giocatore, Paul Reed è un altro centro con caratteristiche diverse dal normale. Utilizzato sia come Ala che come centro, Reed è difficile da leggere per gli avversari. Pochi minuti giocati in questi Playoff, solo 9 ma con 7.4 punti, 4 rimbalzi e il 40% da tre punti. Pochi tentativi ma che diventeranno di più visto che Detroit ha puntato su di lui dando via Isaiah Stewart. 27 anni ma una carriera rinata ai Pistons, chissà che non possa fare uno step successivo che lo porti al livello di Naz Reid.
L’ultimo è una scommessa, ma con un grosso futuro davanti. Si tratta di Kal’el Ware, centro ex Miami ora in forza ai Bucks. Su Ware c’è tanta curiosità da parte di tutti, 213 cm in grado di giocare sia affianco ad un centro più statico sia come Pivot. Per lui parlare di “giocatore da titolo” è prestissimo ma nel nuovo progetto Bucks dove tutto riparte da zero può diventare un giocatore cardine avendo tutto il tempo per svilupparsi.






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