Perché il post Wimbledon è il periodo più inutile della stagione? La falla del calendario ATP

Sinner

Successivamente alla conclusione del torneo più prestigioso del mondo, segue un periodo in cui il tennis è quasi morto, almeno a livello di seguito e di share televisivo. Tra gli ultimi tornei nel nord Europa sulla terra rossa e il ritorno sul cemento americano, l’agonismo si abbassa drasticamente, e si rialza solamente in coincidenza dello Us Open, ai primi di settembre. Ma qual è il problema di queste tempistiche? E di è la colpa?

UN ECOSISTEMA CHE NON FUNZIONA

Se analizziamo effettivamente l’ATP tour come un’ azienda, bisognerebbe intervenire assolutamente in funzione della strategia, perché è chiaro a tutti che in questo momento vi è un attrito fra le esigenze dei professionisti e il sistema di business dell’ATP tour. Chiaramente, l’ATP ragiona in un modo secondo il quale, aumentando i tornei da giocare, aumenta la popolarità stessa del tennis e tutti i suoi derivati (marketing, vendita di biglietti, costo dei diritti, ecc…).

Tuttavia, questo è un ragionamento che, se applicato a persone come lo sono i professionisti, non è del tutto corretto. Considerando che a metà stagione un tennista arriva dopo aver sostenuto lo stress della stagione sulla terra e di quella sull’erba, le energie residue per intraprendere un nuovo periodo di tornei sono poche. Perciò, i tornei che si svolgono nel mese successivo ai Championship vengono addirittura saltati dai giocatori più forti, che puntano a rientrare al massimo delle forze a Cincinnati, usando quel 1000 come preparazione per lo Us Open.

SERVE UNA PAUSA A META’ STAGIONE?

Il tennis non è l’unico sport in cui si gioca quasi tutto l’anno. Ad esempio, il calendario della F1 che va da marzo a dicembre è interrotto da una pausa che va da fine luglio ad inizio settembre. Giustamente, molti potrebbero pensare che un tennista, alla fine dei conti, potrebbe anche saltare delle partite, dei tornei, ma il meccanismo è subdolo. Nell’arco di una stagione, c’è chi si ferma, ma anche chi no e che quindi guadagna più punti a discapito da chi non scende in campo.

Ritornando alla questione in partenza, potrebbe servire una pausa forzata a metà stagione? Sarebbe difficile da applicare in un sistema complesso come quello del tennis, ma non sarebbe neanche una cosa sbagliata. Alla fine, oltre a salvare molti giocatori da burnout e infortuni, aiuterebbe anche all’ATP stessa a riacquisire credibilità e fiducia in primis dai giocatori stessi.

 

 

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