Ormai, siamo abituati a sentire sempre le solite storie in MotoGP: piloti spagnoli o italiani che imparano a correre sulle minimoto ben prima di iniziare a camminare, e che scalano le leghe minori in una battito di ciglia. Ecco, Diogo Moreira è esattamente il contrario, ed è forse questo il suo punto di forza.
LA PRIMA STAGIONE DI MOREIRA IN MOTOGP
Dopo aver vinto nel 2025 con la Kalex il mondiale di Moto2, il classe 2004 è riuscito ad ottenere il contratto per correre con la Honda LCR. Ovviamente, la Honda ha fornito a Diogo una moto con molti limiti, ma il brasiliano non si è tirato indietro dalla sfida.
Su 12 gare corse si ora, 10 piazzamenti a podio, con un sesto posto in Ungheria di grande spessore, e solo un ritiro. Per quello che finora ci ha fatto vedere, costanza e combattività sono le caratteristiche principali del pilota Honda. Dopo il terribile incidente in Catalogna del povero Zarco, Moreira si è tolto anche la soddisfazione di guidare la Honda ufficiale in occasione del GP del Mugello.
PERCHE’ E’ UN UNDERDOG?
Diogo viene da un percorso poco tradizionale: infatti, le minimoto non sono state la sua prima passione. Kart, Flat Track e tanto motocross sono le passioni che hanno accompagnato il giovane brasiliano durante la sua crescita agonistica. Questo genere d’esperienza conferisce a Diogo una sensibilità unica sul veicolo: massimo tocco in fase d’uscita e nella trazione, stile di guida aggressivo fra derapate e sterzate all’ultimo momento. E, nonostante ciò, Diogo rimane uno dei piloti con meno ritiri in questo mondiale 2026.
Non avrà l’esplosività di Acosta, uno dei nuovi geni su due ruote, che ben presto correrà per Ducati, oppure l’eleganza di Fermin Aldeguer; il talento di Diogo è un altro. Diogo non fa parlare di sé, non è, per il momento, nelle mire di un top team come Ducati o Aprilia, ma è sempre lì, ed è così che si dimostra il proprio valore in pista. Lontano dai riflettori, sta approfondendo il rapporto con i fratelli Marquez, spesso uscendo con loro in motocross. L’obiettivo? Sviluppare quella resilienza che per entrambi è stata l’arma principale per allungare la propria carriera.






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