L’Italia per agguantare con certezza la seconda posizione del medagliere generale europeo ed arrivare a quota 4. La Turchia per detenere il titolo di un campionato che ha vinto l’unica volta la scorsa edizione.
Si fronteggiano così oggi per l’oro le due squadre nello scenario di Istanbul, un gran tappeto rosso per le anatoliche, un inferno per le azzurre.
Si realizza dunque il pronostico abbastanza prevedibile circa la contesa del titolo tra le due squadre più indubbiamente dominanti dello scenario continentale.
Il cammino dell’Italia, cosa ci dicono le statistiche e il gioco delle azzurre?
La fase a gironi
Premettiamo il fatto che la qualificazione agli ottavi di finale per una squadra di prima fascia è più facile del raggiungimento di una delle ultime due posizioni in un girone da 6 squadre, dunque l’estromissione.
Detto questo, l’Italia non ha fatto un cammino matematicamente perfetto. Non per essere pignoli infatti, ha lasciato un set alla Francia, il primo vero pericolo delle azzurre nella manifestazione. Se si osservano nel dettaglio le statistiche di squadra e le varie rose, è un set che ci racconta molto e non frutto del caso.
Da un lato è vero che la mancanza di lucidità e i ripensamenti dovuti a errori tecnici discutibili hanno giocato emotivamente contro la nostra nazionale. Dall’altro lato abbiamo incontrato la prima vera e propria squadra corale, solida e organizzata in tutti i reparti, dall’attacco di Rotar, Bah (molto sfortunata per una ricaduta innaturale a muro a coinvolgere la sua caviglia destra), al muro di Sylves, Ndiaye, alla ricezione di Gelin.
Cambiamento significativo se si considera che prima affrontavamo squadre sicuramente più basse in ranking ma guidate da un’unica individualità su cui vertevano tutti gli attacchi. In ordine la Croazia di Butigan, il Montenegro di Djurovic, la Svezia di Isabelle Haak e la Slovacchia di Sunderlikova, individualità che non ha brillato.
La fase ad eliminazione diretta, ottavi non pervenuti e quarti sofferenti
Gli ottavi sono stati un riscaldamento contro la Bulgaria, mai pervenuta in campo, per accedere d’ufficio alla prossima edizione degli europei nonchè ai quarti.
E qui torna la Svezia, non da comparsa come aveva fatto nel girone (tra l’altro giocando a Goteborg, in casa), bensì da squadra da temere. Reduce da un ottimo 3-0 contro la Cechia a Brno, dunque in casa di quest’ultima, si presenta in rispolvero totale nello stesso scenario.
E’ senza ombra di dubbio la partita più faticosa di tutto il nostro europeo, vinciamo 3-1 ma con tanti ripensamenti e tanta sofferenza. Due set ce li portiamo persino con il distacco minimo: manca carattere, coordinazione, comunicazione, soffriamo la migliore performance del loro asso Haak, ma anche le ricostruzioni più imprevedibili della sorella, di Hellvig e del loro libero Brink. Vengono meno anche la qualità in ricezione, nelle ribattute e nelle schiacciate, e neanche i time out di Velasco sembrano schiarire le idee.
Poi dimostriamo perchè siamo la squadra numero uno al mondo, perchè abbiamo la capacità di archiviare la pratica e riorganizzarci di conseguenza. Il resto è l’adrenalina che alza l’attenzione alla massima soglia nelle situazioni più delicate di punteggio.
Sappiamo benissimo che i risultati vengono fuori quando insistiamo in zone 1, 5, 6 non presidiate dal libero avversario e nelle zone di conflitto. Idem sulle fast e sull’invadenza a muro, lasciando la ricezione possibilmente a chi di competenza.
La semifinale contro la Polonia, la luce dopo il tunnel
Detto questo, in confronto la partita contro la Polonia è stata quasi una passeggiata, il risultato è sempre lo stesso, ma con set meno combattuti. I primi due set sono l’uno fotocopia dell’altro, il terzo fotocopia al contrario dei primi due, l’ultimo dominio azzurro.
E’ interessante osservare come nei set vinti dalle azzurre le polacche non siano mai state in vantaggio, a segno di un netto dominio nostro. L’alto muro di Koput veniva sempre aggirato o surclassato in tempistiche. Per questo neanche riusciva anche solo a smorzare i veloci e precisi attacchi imprendibili di Antropova ed Egonu. Szczyglowska, probabilmente la più temibile delle loro, è stata arginata a pieno e sempre murata nei primi due set.
Nonostante questo, rinvigorita da un terzo set dominato da loro, all’inizio del quarto sempre Szczyglowska, che nel frattempo ha capito come arginare il muro di Danesi e Fahr, concretizza in punto ed esulta verso il nostro campo. La bella lezione di vita basata sul karma gliel’ha data sempre la coppia di opposte con un muro stampato sulla sua faccia. L’episodio è il riassunto e l’emblema della partita nel suo complesso e di come non bisogna mai provocare le azzurre. I fatti parlano sempre chiaro a loro supporto.
Il cammino della Turchia di Santarelli
La Turchia viene da quello che è probabilmente il percorso più ostico di tutto il torneo. Allo stesso tempo però, salvo ottavi e quarti a Brno, ha giocato tutte le partite di fronte il pubblico di Istanbul molto presente e focoso.
Germania e Polonia bussano immediatamente alle sue porte; la prima mette qualche brivido strappando un set (e la storia si ripeterà identica ai quarti). La seconda tuttora è l’unica che è stata in grado di sconfiggere le padrone di casa.
Ma è proprio per questa sconfitta per nulla compromettente della Turchia (che ha cambiato solo il lato di tabellone di partenza) che nasce un dilemma che ha creato non poco dibattito: la Turchia ha perso appositamente studiando quale dei due lati di tabellone fosse più fattibile per l’approdo in finale, oppure la Polonia si è imposta senza discussioni al tie-break con le ottime risorse mostrate per un frangente di gara contro di noi?
Cammino voluto o incidente di percorso?
Dalla mia prospettiva molti più punti suggerirebbero che sia un incidente di percorso. Una squadra in top mondiale che ambisce alla vittoria del titolo non cerca mai dei sotterfugi per affrontare alcune squadre piuttosto che altre. Rispetta tutti, non ha paura di nessuno, e tiene in conto che le squadre che evita si ripresentano più tardi senza ulteriori rinvii.
In secondo luogo, non avrebbe schiacciato la Polonia in due set 25-16, 25-17 per poi avere dei ripensamenti al tie-break su dei cammini già definiti. Infatti Turchia-Polonia era l’ultima partita dei gironi che si stava giocando, e Paesi Bassi-Azerbaigian la penultima, finita però anzitempo.
Il terzo punto, sebbene meno significativo rispetto gli altri due, è che avrebbe affrontato squadre mediamente più forti in trasferta. L’Azerbaigian, sebbene modesto, è più forte del Portogallo, e una tra Germania e Belgio è mediamente più forte di una tra Paesi Bassi e Slovenia.
L’unico punto per cui sosterrei l’idea diversa è perchè così la Turchia avrebbe affrontato solo una tra Polonia e Italia nell’eventuale finalissima. Ha avuto ben ragione di prevalere sulla Serbia con un roboante 3-0, ma si parla pur sempre del senno di poi. Se invece avesse sottovalutato il pericolo e si fosse rivelata più combattiva? Parliamo comunque sia della nazione seconda classificata nel medagliere europeo (non per molto, alla peggio l’Italia la raggiungerà).
Anche se fosse, sono sicuro che la Turchia di Santarelli non aveva comunque bisogno di certe scappatoie per raggiungere la finale. E altrettanto lo sono del fatto che Terzic doveva più pensare a giocare che a criticare le azzurre.
Che partita sarà Italia-Turchia
La principale rivalità europea dell’era moderna si presenta come prima non si era mai presentata: la finale di un campionato europeo a completare il quadretto. Si è presentata annualmente come fase a gironi di VNL, come fase a gironi delle olimpiadi di Parigi del 2024, come finalissima dell’ultimo mondiale disputato, come semifinale dell’ultimo europeo prima di questo.
Ma ogni partita, sebbene tutti gli eventi ci sorridono tranne l’ultimo menzionato, ha una storia a sè. In quanto tale deve essere archiviata, cambiano rose e contesti, sia negli scenari che nelle manifestazioni.
Le azzurre in quanto detentrici del primo posto nel ranking mondiale, delle olimpiadi e dei mondiali e le turche in quanto detentrici dell’europeo e della VNL (strappati entrambi proprio all’Italia), stanno così dominando la scena non solo continentale ma anche mondiale. Non per questo così come per il palazzetto ospitante partiamo da sfavorite anzi, la Turchia ha di più da perdere rispetto a noi.
Cosa serve per vincere alle azzurre?
La paura è solo un nemico immaginario in più che dobbiamo affrontare. Ed è anche il più ostico, perchè la paura ci contrae, ci toglie certezze, ci irrigidisce, ci toglie l’allegria che mostriamo competitivamente in campo.
Attacco
Più nello specifico tecnico, il nostro gioco è efficace e dobbiamo continuare per quella strada, attaccare nelle zone di campo più arretrate turche, possibilmente nelle zone di conflitto. Per questo sfruttare fino all’ultimo i centimetri di Egonu e Antropova, farle saltare tanto in alto come molle.
Dobbiamo seguire il movimento del muro ma soprattutto della difesa avversaria fino all’ultimo istante ed agire con cognizione di causa. Se arretrata con muro a tre pallonetto in zona 3, se diagonale si attacca in parallela, se il muro è in ritardo nello spostamento laterale allora attacco in extrarotazione ma non troppo schiacciato, se troppo invadente si cerca la diagonale stretta.
Se è vero che chi attacca per primo attacca due volte, stesso motivo per cui è più avvantaggiato chi riceve rispetto a chi serve, chi attacca per ultimo attacca altre due volte, pertanto dobbiamo sempre essere noi ad avere l’ultima parola.
In una situazione di indecisione in attacco colpiamo di piena potenza talvolta cercando il mani out. Forziamo il colpo anche quando l’alzata magari non è proprio perfetta, sempre con lo scopo di non farle avere l’ultimo attacco.
Difesa
Il muro a due se ha tanti centimetri è molto buono, ancor di più se invadente, senza ritrarre le mani sui colpi fragorosi di Vargas. La cosa, senza temere dei tocchi superficiali, può permettere anche solo dei colpi smorzati con conseguenti giocate interessanti.
La ricezione deve essere impostata in maniera tale da permettere ad Orro di volare fino in cima alla rete per recuperare il pallone. In tal modo avrà l’imbarazzo della scelta tra finta di tocco, tocco di seconda, fast con Fahr/Danesi e terzo tempo con Egonu/Antropova.
Tutte le situazioni di conflitto devono essere risolte da chi di competenza. Quindi idealmente il primo tocco deve eseguirlo Fersino, il secondo Orro, il terzo la schiacciatrice verso cui si vuole impostare il gioco.
Menzioni d’onore/delusione
Sebbene non ci siano state sorprese rilevanti nel corso dell’europeo (alla fine la top 4 era occupata dalle squadre più in forma/medagliate del momento), bisogna dar credito ad un ottima Svezia prima menzionata, specialmente nella fase ad eliminazione diretta, soprattutto in vista del salto di qualità tra le due fasi, dalla prova insufficiente mostrata in precedenza.
Anche la Grecia ha disputato un campionato per molti versi simile, terzo posto nel suo girone, poi inaspettatamente colpisce e affonda la Francia da sfavorita con un netto 3-0 per soccombere nuovamente contro la Serbia, ma garantendosi comunque spazio al prossimo europeo.
Belgio piuttosto deludente, cammino perfetto il suo ma solo in termini di vittorie nel girone, fatica molto contro Paesi Bassi e persino contro la Spagna in seguito eliminata, passa da prima ma fallisce al tie-break contro la Germania in una prova fattibilissima sulla carta. Da una squadra che regolarmente gioca la VNL e i mondiali ci si aspettava decisamente qualcosa di più, non di dover persino gareggiare alle qualificazioni per il prossimo europeo.





Rispondi