Nelle ultime stagioni una delle maggiori difficoltà riscontrate dalla Juventus è stata la mancanza di un attaccante che potesse garantire gol e prestazioni lungo tutto il corso del campionato. Dopo l’addio di Cristiano Ronaldo nell’estate del 2021 la dirigenza bianconera non ha saputo rimpiazzare a dovere il campione portoghese, che ad oggi rimane l’ultimo vero bomber passato da Torino. Nelle stagioni successive i tentativi di sistemare questo problema non sono di certo mancati: da Vlahovic a Kean passando per David e Openda, ma nessuno di questi calciatori è mai riuscito ad avvicinarsi alle performance richieste da un attaccante della Juventus.
La nuova dirigenza, capitanata dal neo amministratore delegato e direttore generale Giovanni Carnevali, ha provato dunque ad incrementare il peso offensivo con gli acquisti di Kolo Muani, Woltemade e il giovane Ekhator, ma anche qui sembra non essersi trovato ancora l’incastro giusto. Il francese ha faticato e non poco in queste prime partite di campionato, mentre l’ex Newcastle non sembra avere le caratteristiche adatte per fare la punta nel sistema di Luciano Spalletti.
Le difficoltà di Kolo Muani
Anche quest’anno il tema attaccanti sembra essere centrale in casa Juventus. Kolo Muani non ha iniziato nel migliore dei modi: gli errori sotto porta nell’esordio contro il Frosinone sono stati il preludio di una grande difficoltà di adattamento nello scacchiere di Spalletti. È stato lo stesso allenatore ad esprimere i primi dubbi sull’acquisto del francese, con l’ormai nota frase “Se sono due anni che non gioca un motivo ci sarà”. L’attaccante ex PSG, infatti, non rappresenta neanche lontanamente il tipo di attaccante che serviva: “l’obbiettivo tattico” era quello di trasformare la mole di gioco creata dalla squadra con peso in area di rigore e lucidità sotto porta. Kolo Muani non ha queste caratteristiche e fatica a tenere da solo il peso dell’attacco: preferisce svariare su tutto il fronte offensivo e attaccare la profondità, ma non è così efficace sotto porta da potergli affidare il ruolo da finalizzatore.
L’equivoco tattico di Woltemade
A seguito delle perplessità espresse da Luciano Spalletti, la Juventus ha virato su Nick Woltemade del Newcastle. I suoi 198 cm di altezza potrebbero far pensare al classico terminale offensivo bravo a dominare in area di rigore, ma anche qui l’equivoco tattico è dietro l’angolo, perché l’ex Stoccarda ama venire incontro per creare gioco e non rimane in area di rigore a battagliare sulle palle alte. Nella sua esperienza al Newcastle ha collezionato solamente 8 gol e 3 assist in Premier League e anche in quel caso ha giocato come unica punta, faticando a imporsi nel massimo campionato inglese. Allo Stoccarda, invece, ha spesso giocato insieme a un’altra punta, come Demirovic o Undav, e riusciva così a dividersi bene i compiti offensivi.
Una possibile soluzione
Una possibile via d’uscita, oggi più che mai, potrebbe essere quella di schierare Kolo Muani e Woltemade insieme, provando a trasformare due profili incompleti in un sistema d’attacco finalmente coerente. Il francese garantisce attacco della profondità, strappi verticali e movimenti che allungano le difese avversarie; il tedesco, al contrario, preferisce venire incontro, cucire il gioco e fungere da perno tecnico tra centrocampo e reparto offensivo. In coppia, i loro limiti individuali potrebbero diventare punti di forza: Woltemade a creare linee di passaggio e a stabilizzare la manovra, Kolo Muani a sfruttare gli spazi generati e a finalizzare. Si potrebbe così trasformare un problema strutturale in un’opportunità di crescita per l’intero sistema offensivo bianconero, che da anni rappresenta il “tallone d’Achille” della rosa della Juventus.





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