Il Milan di Max Allegri sembra essere migliorato molto a livello di mentalità e di clima all’interno del gruppo squadra, la cui tenuta era stata messa a dura prova nell’anno passato, segnato da dissapori tra giocatori e dirigenza e da un’instabilità in panchina (prima con Fonseca e poi con Conceição).
Tuttavia, nonostante questi evidenti miglioramenti, permangono momenti di blackout nel corso delle partite, in cui la squadra non riesce a costruire gioco, facendosi schiacciare dagli avversari, anche quando il livello tecnico di questi è inferiore. Un esempio recente è rappresentato dalla sfida in trasferta contro il Torino nel Monday night della quattordicesima giornata di Serie A.
Il Torino è partito subito forte, mettendo grande pressione ai giocatori del Milan che non sono riusciti a controllare il gioco, subendo l’atteggiamento aggressivo, calcisticamente parlando, dei granata. La passività dei giocatori del Milan ha reso le cose facili per il Torino che, anche grazie alla spinta dei propri tifosi, si è portato avanti due volte nei primi quindici minuti, prima con un rigore trasformato da Vlasic e poi con il primo gol in campionato di Duvan Zapata.
Solo il primo gol di Rabiot (con un tiro dalla distanza su cui Israel non ha potuto nulla) e la grande classe e incisività di Pulisic, entrato dalla panchina nonostante la febbre alta che ne aveva messo in dubbio la presenza tra i convocati, hanno permesso al Milan di ribaltare il risultato, non con poche difficoltà. Una partita da montagne russe per il Milan e per i suoi tifosi.
Non è la prima volta che i rossoneri vanno in difficoltà contro avversari sulla carta inferiori. Era successo già alla prima di campionato, contro la Cremonese: nonostante cinque tiri in porta contro i tre dei grigiorossi, il Milan è uscito sconfitto 2-1, pagando una scarsa incisività offensiva e disattenzioni difensive.
Lo stesso copione si è riproposto nei match con Parma, Pisa e Atalanta, in cui il Milan è sempre andato in vantaggio per primo (il Diavolo è primo per punti conquistati nei primi 45 minuti) per poi perdere concentrazione e lasciare ampi spazi agli avversari, subendo rimonte pesanti.
In questo modo il Milan ha perso sei punti da situazione di vantaggio contro avversari sulla carta non impossibili da battere. Questi punti lasciati per strada sono stati il frutto di errori come quello di Estupinan che si perde la marcatura su Britschgi contro il Parma oppure il braccio largo di De Winter sul tiro di Cuadrado nella partita contro il Pisa. Risulta evidente che i nuovi acquisti, sia in difesa che in attacco non sono all’altezza di questo Milan e non garantiscono l’apporto necessario alla squadra: lo stesso Nkunku, pagato ben 42 milioni in estate, non si è ancora ambientato e appare spesso non in grado di guidare l’attacco del Milan.
La partita di lunedì sera contro il Torino ci ha dato conferma di ciò: con un posto da titolare al fianco di Leao, complice le condizioni non ottime di Chris Pulisic, Nkunku ha faticato per tutta la partita e non ha saputo essere incisivo. Ancora una volta la fiducia dimostrata nei suoi confronti si è rivelata vana, con una prestazione non all’altezza. Sin qui l’attaccante francese è il lontano parente del giocatore visto in Germania (70 gol in quattro anni con il Lipsia).
Il dato più emblematico riguarda i gol subiti: degli undici gol subiti sin qui, dieci sono arrivati contro Cremonese, Parma, Pisa, Atalanta, Fiorentina e Torino. Nei big match invece il Milan si trasforma. Contro Bologna, Napoli, Juventus, Inter, Roma e Lazio ha ottenuto cinque vittorie e un pareggio, concedendo un solo gol contro i partenopei di Antonio Conte. Una differenza di rendimento lampante, con un Milan che contro le piccole fatica e contro le big si trasforma in una macchina pressoché imbattibile (stando a quanto visto fino ad ora).
A offrire una possibile spiegazione è stato l’esterno Alexis Saelemaekers, che nel prepartita di Torino Milan ha evidenziato una mancanza di concentrazione da parte della squadra: “Le prestazioni con le piccole sono state un po’ il nostro difetto. Abbiamo preparato al massimo ogni partita, contro le piccole forse non siamo stati concentrati dall’inizio alla fine”. Questa differenza di rendimento è una grande incognita, difficile da spiegare per lo stesso Allegri, che da allenatore di grande esperienza sa che i campionati si vincono con le buone prestazioni anche contro le piccole, dove è più facile abbassare la soglia dell’attenzione.
La necessità di migliorare su questo aspetto passa anche da un cambio di mentalità dei nuovi acquisti dell’estate, come Nkunku, De Winter ed Estupinan, protagonisti di episodi che hanno fatto traballare il Milan in alcune partite. Se il Diavolo vuole rimanere nella corsa scudetto, che sembra ormai una questione a tre assieme a Inter e Napoli, deve sicuramente lavorare in questo senso, per mantenere alta la concentrazione anche in partite contro avversari sulla carta meno ostici, ma non per questo da sottovalutare.






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