F1, Stirling Moss: un re senza corona, ma con il farfallino

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Un corridore, come si vuol dire, di altri tempi, non per l’epoca in cui ha corso, ma per tutto quello che ha simboleggiato: sportività e amore per una disciplina così pericolosa. Considerato il più grande pilota a non aver mai vinto un titolo mondiale di Formula 1, Moss dimostra che la vittoria alla fine è una questione statistica. Per essere ricordato, conta ciò che lasci alle persone e l’ex stella della Mercedes ha sempre risposto presente con il suo talento, ma, soprattutto, con il suo aplomb da gentleman. A 6 anni dalla sua scomparsa, rimane il simbolo di uno spirito morto con la fine della sua generazione.

CON FANGIO IN MERCEDES

Dopo il debutto nella massima categoria nel 1950, a Moss viene data l’opportunità di issarsi al titolo grazie al sedile della Mercedes. Nel 1955 va in scena la sfida con il compagno di scuderia, un certo Manuel Fangio. Moss vince in casa a Silverstone, tuttavia, l’argentino è perfetto per tutta quanta la stagione e l’inglese è relegato alla seconda piazza. Al posto di lamentarsi e scontrarsi con il rivale, Moss ha costruito un legame d’amicizia basato sul rispetto reciproco, senza mai invidiare i risultati del cinque volte campione del mondo. E, nello stesso anno, si è tolto addirittura la soddisfazione di stravincere la 1000 miglia, con la velocità media di 157 kmh, un record che non sarà mai battuto.  

IL CASO HAWTHORN

Nel 1956 e nel 1957 Stirling Moss termina ancora secondo nel mondiale e, a bordo della Vanwall, nel 1958 finalmente ha l’opportunità di concretizzare. In quell’anno, però, accade un episodio destinato a entrare nella storia dello sport: durante il Gran Premio del Portogallo, difende pubblicamente il connazionale Mike Hawthorn (a bordo della Ferrari), accusato di un’infrazione che avrebbe potuto costargli la squalifica. Moss giustifica un contromano di Hawthorn, dicendo che potenzialmente poteva essere stato causato da una sua indicazione. Il gesto di Moss permette a Hawthorn di mantenere i punti necessari per vincere il Mondiale, proprio ai danni dello stesso Stirling, che perde il titolo per un solo punto. Un’ennesima dimostrazione della classe di questo uomo.  

UN’EREDITA’ NON PRESA IN MANO (PURTROPPO)

Una classe che è scomparsa con l’addio alle corse suo e della sua generazione. ll 23 aprile 1962, durante una gara a Goodwood, la carriera di Moss si interrompe bruscamente. Un grave incidente lo lascia in coma per settimane. Quando, un anno dopo, tenta un ritorno alle competizioni, capisce con lucidità che non è più lo stesso. E annuncia il ritiro a soli 33 anni. Al contrario di quanto vediamo oggi in F1, in cui litigi e scontri verbali sono all’ordine del giorno -basti guardare quanto è successo fra Hamilton e Verstappen nel 2021- la generazione di Moss insegna che la vittoria è in qualcos’altro. Stirling Moss non vinse mai un Mondiale, ma vinse qualcosa di più duraturo: il rispetto di chiunque abbia mai impugnato un volante. E in fondo, per un re, non serve una corona per essere riconosciuto tale.  

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