Ciclismo italiano a due facce: Piganzoli al top, flop Pellizzari

Pellizzari e Piganzoli

Il giro d’Italia 2026 non è stata una debacle totale per la compagine italiana: Ciccone vince la classifica della maglia blu e Piganzoli va ad un passo dal vincere la maglia bianca, terminando alle spalle solamente di Eulalio. Tuttavia, c’è anche chi in parte ha deluso le aspettative, e il nome in questione è quello del Duca di Camerino Pellizzari che, fra il virus e la scarsa condizione fisica, non è riuscito a mostrare il suo potenziale a pieno.

LA CRESCITA DI PIGANZOLI

Questo giro d’Italia rimarrà nella storia del ciclismo per la tripla corona di Vingegaard, ma vale la pena ricordare il gregario migliore del danese, Davide Piganzoli, fresco di top 10 nella generale. A proposito del rapporto con Jonas Vingegaard, il Danese ha solo buone parole su Piganzoli: “Sta facendo un lavoro straordinario per me. Vorrei cercare di ricambiare, cercando di fargli vincere una tappa oppure di conquistare la maglia bianca”. L’intento di Vingo non si è poi realizzato purtroppo, ma, sicuramente, il rapporto fra il campione e il giovane si è cementificato nel modo migliore possibile.

Quello che ha colpito più di tutto del classe 2002 è stata la capacità di gestire nel miglior modo possibile la sua condizione di gregario e al tempo stesso portare avanti il suo piazzamento nella generale durante le tappe di montagna. Per esempio, nella nona tappa, quella in cui Vingegaard vince la sua seconda tappa al Giro, all’arrivo a Corno Alle Scale Piganzoli giunge terzo al traguardo, dopo aver lavorato tutta la tappa in favore del suo capitano. L’arrivo all’ottavo posto nella generale è ancor più incredibile da considerarsi in merito al fatto che l’italiano era partito con l’idea di essere insieme a Sepp Kuss uno dei gregari di lusso di Vingegaard: immaginatevi se avesse impostato la corsa per fare classifica!

PELLIZARI DELUDE, MA CI SONO DEGLI ATTENUANTI

Invece, uno dei favoriti per arrivare sul podio ad inizio Giro, Giulio Pellizzari, non ha saputo realizzare quanto in teoria avrebbe dovuto. Il Duca arrivava da un periodo davvero positivo, con la vittoria del Tour Of The Alps, davanti a puristi della scalata del calibro di Bernal e Arensman. In merito a questo piazzamento e a quanto aveva già fatto durante la stagione, si pensava che il corridore della Red Bull Bora potesse addirittura rendere la vita difficile al Re Pescatore. E, in realtà, la prima settimana era stata molto positiva per lui, fino alla settima tappa del Blockhaus.

Proprio sulla prima salita davvero dura, Pellizzari ha subito non solo il passo di Vingegaard, ma anche quello di Gall e del compagno Hindley. Da quel momento in poi sempre peggio, con l’apice negativo toccato durante la 16° tappa con l’arrivo in Svizzera a Carì, giorno in cui Pellizzari perde 18 minuti da Vingegaard. Dunque, quali sono le motivazioni dietro il 21° posto nella generale di uomo che doveva terminare fra i primi 5?

In primo luogo un virus che ha destabilizzato Pellizzari proprio nei momenti in cui stavano arrivando le prime salite più dure. Poi, ci sono anche degli altri piccoli fattori. In primis, l’incapacità di saper gestire le sue energie, per esempio, quando cercò di tenere il passo di Vingegaard sul Blockhaus, una scelta coraggiosa, ma azzardata, perché per seguire il danese finì completamente fuori giri. Poi, la gestione delle tre settimana, sottovalutata dal Duca, con il suo rendimento in picco proprio nelle ultime 6 tappe. E, infine, un Jai Hindley ostile nei confronti dell’italiano, con l’ex campione del Giro che non ha mai dato una mano a Pelizzari. Questo Giro non lo ha ridimensionato, ma sicuramente gli ha fatto capire su cosa deve lavorare: tutta esperienza.

Una risposta a “Ciclismo italiano a due facce: Piganzoli al top, flop Pellizzari”

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