Tottenham, anatomia di un disastro: le tappe che l’hanno portato quasi in Championship

Tottenahm

Il Tottenham allenato da Zerbi si è salvato praticamente all’ultima giornata, ma questa è l’unica notizia positiva per la squadra guidata dal presidente Levy. Da top-club europeo, gli Spurs hanno intrapreso un declino, provocato dalla gestione del club e da investimenti sbagliati. Analizziamo dal punto di vista dirigenziale ed economico cosa ha portato il Tottenham sull’orlo della retrocessione.

UN DISASTRO ANNUNCIATO

La squadra londinese è stata sempre considerata come incapace di alzare trofei. In realtà, dopo anni di pura sofferenza calcistica, Il Tottenham sembrava aver imboccato la giusta strada, sotto la guida di Mauricio Pochettino. La squadra fra il 2017 e il 2019 era una delle più frizzanti in tutto lo scenario Europeo: la squadra è solida, unità e con un forte senso di appartenenza, dei valori che nel calcio moderno sono difficili da riconoscere. Il Tottenham gioca un calcio elettrico, basato su un grande pressing, intensità e fisicità. Harry Kane diventa il capitano e la bandiera della squadra, Son Heung-min diventa l’idolo della tifoseria e Dele Alli è quel prospetto che fa sognare tutti quanti in quel di Londra.

Mentre gli Spurs arrivano ad un passo dal vincere la Champions League nel 2019, vengono poste le basi per il fallimento futuro del club.  In primo luogo, la dirigenza inizia ad entrare in conflitto con la mente della squadra, proprio Pochettino: nonostante l’incredibile stagione 18/19, Il coach argentino viene esonerato nel corso della stagione successiva. L’incapacità di gestire la squadra diventa il punto debole del Tottenham: stagnazione è il giusto termine con cui si identifica il mercato dei biancoblu. Da un lato non vengono fatti acquisti, dall’altro si fa fatica a gestire i rapporti umani, si guardi Dele Alli come il caso più eclatante.

AD UN PASSO DA GIOCARE IN CHAMPIONSHIP CON LO STADIO DA 1 MILIARDO

Sotto la lente d’ingrandimento, per l’ennesima volta in questo calcio sempre più commerciale, ci finisce la presidenza che ha seguito un modello di business americano. Il presidente Levy ha puntato più sul marketing e sul business piuttosto che sulla costruzione dell’identità della squadra e al centro delle critiche vi sta la gestione della costruzione del nuovo stadio. Un progetto che é partito nel 2015 con una spesa iniziale pari a 300 milioni di sterline, che si è conclusa con nel 2019 con Levy che dichiara di essere in debito di più di 600 milioni di sterline, con il progetto che ammonta alla folle cifra di 1 miliardo e 200 mila sterline.

Levy ha portato a termine, sicuramente, un’ impresa mastodontica, con lo stadio degli Spurs che contiene addirittura un hotel a 5 stelle e le funzionalità necessarie per ospitare concerti e partite di NFL. Il problema è che dal punto di vista calcistico questo è stato il momento in cui gli Spurs hanno iniziato ad affondare. Sotto la pressione di tutte quelle voci che si erano scagliate contro gli investimenti di Levy, la dirigenza ha speso i pochi soldi che rimanevano in acquisti sbagliati. Prima hanno puntato sulla filosofia inversa di calcio portata da Mourinho, poi su quella di conte e, infine, su quella rivoluzionaria di Postecoglou, ma la confusione regna sovrana. La vendita di Kane e l’abbandono dei senatori (Son, Vertonghen ed Eriksen) ha lasciato un vuoto profondo nella squadra. Sono arrivati giocatori di talento, tra i quali Kulusevski, Udogie, Solanke, ma il Tottenham, nonostante la vittoria dell’Europa League, non si è più ripreso.

 

 

 

 

 

 

 

Una risposta a “Tottenham, anatomia di un disastro: le tappe che l’hanno portato quasi in Championship”

  1. […] di squadre top come Manchester City oppure Liverpool, con vere e proprie campagne multimilionarie, ma anche di realtà come il Tottenham, che si è salvata all’ultima giornata, che ha già speso circa 60 milioni euro per […]

Rispondi

Scopri di più da SPORTSIDE

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere