Ormai è fatta. Tra l’Inter e il 21° è solo questione di tempo prima che scoppi definitivamente l’amore. Un’amore che sembrava improbabile, quasi come un due di picche annunciato, ma che nel corso dei mesi si è rilevato sempre più possibile, sino alla vittoria contro il Como e la sconfitta del Napoli per mano della Lazio.
La firma sul 21° scudetto nerazzurro porta diversi nomi, ma ce n’è uno che sarà scritto in grassetto ed è quello di Cristian Chivu. Il tecnico rumeno ha compiuto un vero e proprio capolavoro in questi mesi…scopriamo perchè:
UNA SQUADRA CHE SEMBRAVA MORTA
L’Inter sceglie il tecnico ex Parma dopo la sconfitta in finale di Champions League contro il PSG e il successivo addio di Simone Inzaghi. Chivu accetta e con sole 13 panchine in Serie A si ritrova alla guida della squadra, a detta di molti, più forte in Italia.
L’Inter, però, è crollata mentalmente. La finale di Monaco ha segnato i giocatori nel profondo, lasciando ferite aperte che prima o poi andranno curate…e sta a lui farlo. Chivu nei primi mesi porta avanti un lavoro più mentale che tecnico: il primo obiettivo è recuperare la testa dell’Inter, poi i suoi piedi e il suo gioco.
IL PARAGONE CON CONTE E ALLEGRI
A inizio stagione i principali avversari (in panchina) di Cristian Chivu erano Max Allegri e Antonio Conte. Il tecnico rumeno, dalla sua, si presentava con sole 17 panchine ufficiali, contro le 629 del tecnico del Napoli e 822 del tecnico rossonero.
Basterebbero questi numeri per dare l’idea del grande lavoro svolto da Chivu in questi mesi, ma è solo un dato e va abbinato ad altre ragioni a riprova della sua masterclass.
ROTAZIONI PROFONDE E FIDUCIA NEI GIOVANI
Una tra le più grandi differenze rispetto all’Inter di Simone Inzaghi: fiducia a tutti, rotazioni allungate e spazio ai giovani. Quanto questa “linea” sia stata dettata dalla società non lo sapremo mai, ma anche se così fosse, Chivu si è rivelato bravo nella gestione delle energie e dei minuti, dando fiducia a tutti senza rinunciare, letteralmente, a nessuno.
Luis Enrique ne è l’esempio perfetto: giocatore ritenuto da molti non da Inter, ma Chivu aveva solo il brasiliano a disposizione e per tre mesi si è affidato a lui. La piazza lo avrebbe panchinato dopo il debutto al Mondiale per Club, lui ci ha lavorato su, per quanto possibile, arrendendosi ai limiti del giocatore solo contro Milan, Napoli e Juventus.
La gestione ed esplosione di Pio Esposito, invece, sono merito suo. Lo ha lanciato e poi protetto come un figlio, cosa che mai abbiamo visto fare da Inzaghi nei suoi anni all’Inter. Una cosa è certa, comunque siano andate queste “scommesse” il rumeno ci ha sempre messo la faccia… e attenzione ai talenti emergenti dall’Inter Under 23.
L’ASPETTO TATTICO
L’ultimo aspetto riguarda la parte tattica. L’Inter di Inzaghi era impeccabile sotto questo aspetto, ma non si può dire che quella chivuista abbia sfigurato, anzi.
Il tecnico rumeno ha fatto piccole modifiche, come da lui confermato “la squadra non va stravolta”. Difesa a centrocampo, baricentro più alto lasciando l’1 vs 1 e più tiri dal limite; l’esito è sotto gli occhi di tutti…tanti gol da fuori area e un maggior coinvolgimento di Dimarco, che sotto la sua guida è divenuto un esterno d’attacco più che un quinto di centrocampo.
I limiti di Chivu sono molti, ma al suo primo anno sulla panchina dell’Inter il lavoro e la comunicazione sono quasi sempre stati impeccabili, pur con alcuni passi a vuoto (post Juve e l’uscita col Bodo)…ma niente male per un esordiente.





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