Il Tour de France 2026 si è concluso con una tappa entusiasmante con arrivo sui Campi Elisi, dove Pogacar e Van der Poel hanno animato gli ultimi chilometri, con l’olandese che ha concretizzato un numero senza precedenti nella storia della Grand Boucle.
Ventuno giorni di corsa, col via a Barcellona e la gialla sulle spalle di Jonas Vingegaard, presto ceduta a Tadej Pogacar, e da lì un Tour ricco di emozioni e colpi di scena. Di seguito le pagelle:
LE PAGELLE: CLASSIFICA GENERALE
Pogacar 10: avrebbe potuto dominare di più? Decisamente si, ma non lo fa e si “accontenta”. Attacca e vince quando il terreno gli è più favorevole, perde il suo rivale principale e nelle ultime tappe si spende addirittura per il compagno Del Toro. Il quinto Tour in bacheca vale la storia, prossimo a essere chiamato “goat”.
Evenepoel 8,5: nelle prime frazioni non è lucidissimo, nervoso dopo la crono, si stacca sulle prime salite ma riesce a rientrare dopo gli scollinamenti. Cresce nelle tre settimane e trova due vittorie di tappa e un bellissimo secondo posto. Con Vingegaard forse avrebbe chiuso terzo, un bel risultato comunque.
Del Toro 8,5: il gioiellino della UAE fa podio al suo primo Tour de France, con tanto di vittoria di tappa. Che dire? Si gestisce benissimo il giorno in cui gli manca la gamba, poi trova l’aiuto di Pogacar nel trittico alpino e alla fine si porta a casa maglia bianca e terzo posto, tanta roba.
Seixas 8: un Tour de France nel segno del coraggio e dei colpi di scena. Soffre in certe tappe, in altre tiene la ruota di Vingegaard e dei migliori, ma alla fin chiude quarto, giù dal podio, pur provandoci fino a scoppiare nella penultima frazione del Tour. Che grinta, corridore vero…ha 19 anni!
Vingegaard 6,5: si ritira avendo già perso parecchio tempo dal rivale Pogacar, anche se in salita il ritardo effettivo era di soli 50′ secondi. La caduta è colpa sua. Chissà come sarebbe andata al Plateau de Solaison e nel trittico alpino… era l’unico che correva contro Pogacar e non per un piazzamento.
Carapaz 9: che dire? Forse basta guardare le ultime tre tappe sulle alpi per farsi un’idea di cos’ha combinato. Gambone, due tappe conquistate e la maglia a pois (per nulla facile da sfilare a Pogacar). Nel Tour in cui la EF non trova mai Ben Healy, la Locomotora del Carchi regala grandi soddisfazioni.
Lipowitz 5,5: cade a crono e si ritira, ma la gamba non sembrava comunque la stessa dello scorso anno. Le vere salite, quelle adatte a lui, dovevano ancora arrivare, ma il ritardo in classifica non faceva ben sperare.
Martinez 8: sorpresona, o forse no. Ha fatto bene per tutta la stagione e la top 5 è un signor risultato. Sulla seconda scalata dell’Alpe d’Huez ha più gamba del rivale francese Seixas.
Ayuso 4,5: doveva essere il suo Tour e invece lo finisce settimo a 3 minuti dal compagno Skjelmose, senza contare che con Lipowitz e Vingegaard avrebbe concluso nono. Non il suo Tour, ci si aspettava meglio, ma tornerà.
Tiberi 4: partiva con l’obiettivo di fare classifica, e dopo tre tappe era già sprofondato. Le prime due settimane non erano di certo disegnate per lui, ma si stacca letteralmente sempre e non batte mai, neanche sulle salite a lui più affini, un colpo. Ce lo aspettavamo in fuga, neanche quello.
LE PAGELLE: VELOCISTI E IBRIDI
Pedersen 8,5: vince la maglia verde e anche una tappa. Corre all’attacco per tutto il Tour, conquistando punti importanti su tutti i terreni e nonostante. Lui e la sua Lidl-Trek steccano solo una tappa, in cui Philipsen accorcia, poi è perfetto nel chiudere i giochi. Ha vinto la maglia a punti in tutti e tre i grandi giri.
Philipsen 6,5: molto criticato per le sue volate, vista anche la potenza del treno della Alpecin. Alla fine ne vince una e fa secondo a Parigi, un po’ poco per i suoi standard.
Van der Poel 8,5: cerchia in rosso solo poche tappe, ma in quelle sbaglia raramente. Sui campi Elisi fa qualcosa di mai visto, e che in pochi possono pensare di replicare…chapeau all’Imperatore.
Kooij 6,5: la prima volata è sua e sembra essere l’antipasto per un grande Tour, ma poi non tiene fede alle aspettative.
Merlier 9: tre vittorie di tappa in 15 giorni di corsa, poi il ritiro. Fin quando c’è stato non ha avuto rivali, poi le montagne lo hanno spinto alla resa.






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