Tennis, le pagelle del duo Canadian Open-Cincinnati

le pagelle del tennis

In collaborazione con Damiano Battiato

In attesa degli Us Open, l’ultimo slam stagionale, ritorniamo sul percorso di preparazione prima di Flushing Meadows. In America, sono andati in scena il 250 di Los Cabos, con la vittoria del francese Arthur Gea, il 500 di Washington, con la vittoria di Fritz su Rafael Jodar in 2 set e i due master 1000 di Montreal e Cincinnati, con le vittorie di Ben Shelton e Arthur Fils. In attesa della conclusione del 250 di Winston Salem, analizziamo il percorso dei giocatori che vedremo in azione fra pochi giorni allo Us Open!

TOP

Arthur Fils: 8,5; A Montreal si distingue già dal primo incontro con Svajda grazie alla sua fisicità, alla sua determinazione, alla sua velocità e alla profondità e precisione che riesce a dare ai suoi inarrivabili passanti: così riesce a superare un cammino non eclatante per poi arrestarsi contro Jodar nei quarti di finale, contro cui la sua lucidità viene meno (ha persino rotto la sua racchetta a conclusione del terzo game del secondo set). Avendo messo una pietra sopra in Canada e varcato il confine, Fils torna sui suoi passi e va avanti in maniera molto simile a Cincinnati, perché il cammino non è di primissima fascia, e con il suo gioco si impone più e più volte, contro Hanfmann, Lehecka, De Minaur, Tirante, poi la vera prova di forza arriva contro Cobolli in semifinale, per concludere una stagione spettacolare già avviata all’inizio dell’anno ma rimasta a secco con la vittoria del suo primo titolo nel 2026, che avviene ai danni di Tiafoe in 3 set per il punteggio di 6-3 1-6 6-0

Ben Shelton: 8; in missione in Canada per difendere il titolo del 2025, risponde presente all’appello e vince il torneo senza perdere un set. Nelle prime 4 partite, contro Brooksby, Bergs, Fonseca e Mensik prevale facendo a spallate con giocatori esplosivi come lui. Nel farlo, si impone con il servizio, spingendo spesso la seconda oltre i 220 km/h e con il diritto che gli entra costantemente con una pesantezza che fa invidia anche a Sinner e Alcaraz. Poi, con Tien in semi e con Nakashima in finale la strategia è sempre la stessa: con giocatori che contrattaccano e che hanno una palla così facile per uno come lui, Shelton aggredisce e trova spesso la conclusione a rete. Dopo la conferma del titolo, a Cincinnati, senza motivazione, perde al primo turno dal portoghese Faria. Ma che versione vedremo allo Us Open da parte di Ben? Quella dominante di Montreal o quella confusa e fallosa di Cincinnati?

Brandon Nakashima: 9, nonostante non abbia vinto nessuno dei due tornei, vince il premio MVP di questo dittico nordamericano. Fin qui, era rimasto nell’ombra di coloro che gli attribuivano, ancor da minorenne, le capacità per diventare un nuovo astro del tennis mondiale. Grazie al suo gioco “poco americano” fatto di un potente rovescio bimane e di continui recuperi in extremis, Nakashima si erge in quei territori più congeniali al suo stile di gioco, quei cementi outdoor di media velocità su cui è cresciuto e dove ha imparato quei cambi di direzioni in dinamica che funzionano così bene per ribaltare il gioco su superfici di questo tipo. A Montreal arriva la prima finale 1000, dopo un percorso fatto dalle vittorie con Altmaier, Droguet, Rinderknech, Darderi e Jodar. La finale è abbastanza a senso unico con Shelton, ma al contrario del collega, lui si conferma anche a Cincinnati. Negli Stati Uniti batte due ex finalisti slam: con Medvedev al secondo turno rimonta addirittura da 4 match point sotto e con Fritz vince dopo 2 ore e mezza di battaglia. Complice la stanchezza e una versione deluxe di Tiafoe, si ferma in semifinale, ma il suo percorso è stato stupendo

Frances Tiafoe: 7,5; A Montreal il suo pessimo rendimento deriva da una brutta cisti alla mano destra che lo costringe nel prosieguo dell’incontro di secondo turno con Rinderneck al ritiro. A Cincinnati si contraddistingue per il suo ottimo gioco in diagonale che mette in crisi pure clienti scomodi del calibro di Musetti e Auger Aliassime, anche se facendo uno-due passi indietro, a secondo turno, deve faticare molto contro Tien nel derby a stelle e striscie, l’unico che non sembrava adeguarsi al suo gioco: i lob di quest’ultimo con Tiafoe a rete e la sua spinta nel dritto lungolinea gli hanno creato grattacapi per tanto tempo. In semifinale primeggia pure contro Nakashima con lo stesso stile di gioco, in più risponde bene anche quando è costretto a muoversi tanto, quindi anche sontuosa prova difensiva per lui. Deve arrendersi di fronte al suo pubblico solamente a Fils in un incontro che segue l’andamento delle montagne russe: Tiafoe si ritrova spesso in balia di scambi prolungati, quelli che Fils sa gestire decisamente meglio, da cui non trova modo di uscire se non qualche volta aprendosi la diagonale col dritto e, dopo il dominio del secondo set (6-1), subisce passivamente tutta la forza opprimente dell’avversario. Questa versione così centrata di Tiafoe piace molto

Flavio Cobolli: 6, Montreal completamente da dimenticare per lui, subito estromesso da Hanfmann in una partita dominata dal tedesco: convergere nell’immediato a rete per buona parte degli scambi non si è rivelata la strategia vincente per il tennista romano che trova solo un avversario attento e preciso. A Cincinnati emerge la sua grande prova di carattere e resilienza in un percorso portato avanti di soli 2-1 contro comunque ottimi avversari. Contro Kecmanovic la decide per lo più con dei passanti raffinati frequenti al set conclusivo, contro Blockx arriva addirittura a salvare un game a servizio contro che avrebbe assegnato l’incontro al belga, qui la decide uscendo con i tempi giusti da scambi quasi statici, contro Paul soffre molto all’inizio la sua fantasia tecnica e qualità in uscita diagonale, poi vince i punti più importanti e quelli in cui difende più del dovuto e poi contro Jodar.  La storia si ripete con Fils (ancora Cobolli non ha vinto neanche un set contro il francese): l’incontro col francese è stato dettato da colpi troppo schiacciati da parte del romano, i più prevalenti dei suoi errori non forzati, e dal fatto che a mezza diagonale larga, per quanto comunque si possa attribuire il merito di una buona esecuzione al francese, andava in crisi e non poco

Rafael Jodar: 7,5; a Montreal si comporta molto bene, la sua qualità da fondo campo lo fa primeggiare contro clienti scomodi quali Musetti, Lehecka e Fils. Il gioco non funziona solo contro Nakashima che si difende con il suo contrattacco, ed è costretto a cedere il posto in finale, complice anche un rendimento a servizio pressoché perfetto dello statunitense. Poco di buono invece a Cincinnati, torneo che abbassa drasticamente il voto del suo rendimento generale. Dopo due turni super approcciabili sulla carta, contro Cobolli segue il copione di quanto fatto vedere a Montreal nel primo set, poi segue un calo che porta ad un inversione degli stili di gioco da parte dei due, l’italiano negli altri due set picchia più forte, proponendosi attivamente più spesso dell’avversario per uscire da degli scambi sfiancanti

Learner Tien: 7, delle qualità di questo giocatore ne avevamo già parlato in lungo e in largo, ma Tien le ricorda a tutti a Montreal. Batte Monfils, Paul, Tirante e Merida senza problemi, per poi perdere, da sfavorito con il connazionale Shelton. Tien propone una versione intelligente ma anche più fisica: grande tenuta negli scambi lunghi e grande lavoro con i piedi per recuperare palle ancor più difficili di quelle a cui ci aveva abituato. A Cincinnati perde al secondo turno con Tiafoe per 6-4 4-6 6-4, ma lo fa senza rimpianti

FLOP

Alexander Zverev: 4,5; si rivede la versione che non ci piace di Zverev. Al rientro a Montreal perde da Tallon Griekspoor per 6-7 6-2 6-4 e una sconfitta dopo la finale a Wimbledon può anche starci, ma a Cincinnati ha molto da recriminarsi. Dopo Norrie e Atmane, che batte non senza qualche patema, si schianta contro Tommy Paul. Dopo aver vinto un primo set in completo controllo, nel secondo inizia a perde il focus, complici 2 chiamate per fallo di piede, che Zverev contesta ma che le telecamere mostrano palesemente. Perde al tie-break per 6-8 il secondo e si scioglie nel terzo. Per lo Us Open serve cambiare registro

Daniil Medvedev: 3,5; contro Van de Zandschulp a Montreal si tira da solo la zappa sui piedi, perché il gioco da fondo che comunemente doveva essere il suo cavallo di battaglia è la strategia sbagliata contro il neerlandese, il resto lo fanno un suo doppio fallo a chiudere il primo set ed un attacco errato a rete nel secondo al tie-break. A Cincinnati viene invece estromesso al secondo turno da Nakashima dopo che questi ha salvato la bellezza di tre palle dell’incontro a secondo set, il resto è dettato dallo statunitense che, dopo una guerra di posizione guidata da smorzate e controsmorzate, con l’esplosività che imprime nei suoi colpi non dà scampo ad uno già sfiancato Medvedev

Lorenzo Musetti: 5, lo schema tattico che segue è sempre quello che lo contraddistingue, gioco da fondo (3-5 metri dietro la linea di fondo), più difensivo e passivamente aggressivo. Può bastare contro avversari non di prima fascia, ma si ferma la corsa del carrarino subito a Montreal contro Jodar vista la velocità, l’aggressività e l’ottima copertura a rete da parte dello spagnolo, contro Tiafoe qualche turno più avanti a Cincinnati, meriti simili per l’avversario, aggressivo anche (e spesso con successo) sulla seconda di servizio di Musetti. L’italiano, salvo prodezze e tecnicismi raffinati, non riesce neanche ad uscire dalla diagonale dominata dallo statunitense

Felix Auger Aliassime: 4,5; il canadese rischia di diventare un caso: come è possibile che sia da ormai un anno a questa parte in top 5, nonostante non arrivi quasi mai in fondo ai tornei a cui si iscrive? A Montreal -il suo torneo preferito- con riluttanza si toglie per un problema fisico, mentre negli Usa si ferma contro un tonico Frances Tiafoe. Nonostante sia proprio lui a proporsi, tramite un gioco verticale, fatto di controbalzi e discese repentine a rete, e dominando con la battuta (13 ace contro i 2 di BigFoe), perde contro una versione particolarmente centrata del giocatore a stelle strisce, che lo domina sui punti giocati sulla seconda e nel confronto sulle palle break, con Felix che ha solo un occasione per breakkare contro le 5 che si presentano a Tiafoe

Alex De Minaur: 4,5; delude anche in queste occasioni. A Montreal perde da un giocatore poco tecnico e particolarmente propenso al palleggio come Cameron Norrie, che De Minaur dovrebbe superare con molta facilità. A Cincinnati ripete il copione: dopo due vittorie sofferte con Hayls e con Fery, si spegne in 2 set con Fils. A Wimbledon aveva confessato di volversi prendere una pausa perché non vedeva risultati nel duro lavoro che metteva negli allenamento, forse doveva prenderla

Novak Djokovic: 5, salta, come ormai di prassi il Canadian Open, per tornare in campo a Cincinnati. In realtà, nel primo turno perso con Tirante per 2-6 6-4 6-4, il gioco proposto dal serbo non è malvagio, ma il caldo, il vomito e altri problemi fisici limitano il campione del 2023. Si vocifera che stia concentrando tutte le energie residue che gli rimangono con l’unico scopo di vincere lo Us Open, ma davvero vedremo Djokovic competitivo?

Taylor Fritz: 5,5, arrivava da una vittoria importante a Washington, arrivata d’esperienza su Jodar, e tutti si aspettavano di vederlo al top in questi due tornei. Invece, a Montreal perde dal talento emergente Tirante, e a Cincinnati si spegne contro Nakashima ai quarti di finale, dopo aver avuto un percorso molto facile, composto dalla vittorie contro Michelsen, Merida e O’Connel, mentre Nakashima arrivava da due settimane stremanti. Un vero peccato non vedere un giocatore che ha le qualità in questo momento per tornare alla vittoria anche in un 1000, ma che effettivamente non trova la continuità nell’arco della settimana lunga

 

 

Una risposta a “Tennis, le pagelle del duo Canadian Open-Cincinnati”

  1. […] la pesantissima assenza di Sinner, il rientro di Carlos Alcaraz e i risultati dei tornei precedenti sul cemento nordamericano, potrebbe esserci un nuovo campione, in uno slam che effettivamente è stato molto imprevedibile, […]

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