Giro d’Italia, cosa lasciano le tre tappe bulgare?

Giulio Ciccone

Un settimo del Giro d’Italia 2026 è andato. Corso sulle strade bulgare da Nessebar a Sofia ha già dato impressioni e sentenze per la classifica generale e la maglia ciclamino. Tre volate ben diverse e due cadute gravi nel gruppo, che hanno lasciato strascichi e tagliato fuori già qualcuno: cosa ha detto la Bulgaria?

UN DUELLO A DUE:

È bastata una salita di pochi chilometri con pendenze medie non proibitive per far capire che questo Giro d’Italia se lo giocheranno Jonas Vingegaard e Giulio Pellizzari. Il danese attacca, il duca risponde. Gli altri uomini della generale saltano uno dopo l’altro, qualcuno già staccato dopo la caduta degli UAE, altri per mancanza di gambe. L’esito è uno solo: in questo Giro l’unico che potrà mettere in difficoltà Vingegaard è Pellizzari (gambe permettendo), il resto degli scalatori è un gradino sotto. A questo si è aggiunto il ritiro di Buitrago, Vine e, soprattutto, quello di Adam Yates, oltre al minuto preso da GEE. Rimangono in lotta per la rosa, tolti Vingegaard e Pellizzari, solo Bernal-Arensman, Van Eetvelt, Mas, O’Connor e Hindley.

CICCONE RESTERÀ IN CLASSIFICA?

La caduta e il ritardo in classifica generale di Derek GEE potrebbero rimettere in discussione il piano tattico della Lidl-Trek. A farne le “spese”, se così si può dire, potrebbe essere Giulio Ciccone. A inizio Giro d’Italia l’ambizione era la maglia di miglior scalatore condita dalla vittoria di diverse tappe, ora potrebbe essere diverso.

MILAN “SOLO” È DEBOLE?

“Se la squadra non riesce a organizzare il suo treno, Milan va in difficoltà?” È una provocazione, o meglio, uno spunto di riflessione. Nella prima e nella terza tappa il friulano si è ritrovato senza squadra a poche centinaia di metri dall’arrivo, finendo per piazzarsi al debutto e chiudere secondo nella terza frazione. La difficoltà nel “battezzare la ruota giusta” è certamente un punto di lavoro per il velocista azzurro, che si ritrova a scegliere il treno della Unibet Rose Rockets, lanciando una volata lunghissima poi persa per mezza ruota (a conferma della gran potenza che può esprimere).

COSA RESTA DELLA UAE?

Poco nulla. La maxi caduta della seconda tappa ha segnato una squadra intera, l’UAE Team Emirates XRG. Costretti al ritiro Soler, Vine e il capitano Adam Yates, a conferma di un inizio di stagione piuttosto sfortunato per gli uomini di Pogacar. Per arrivare a Roma, però, ci sono ancora 18 tappe e la squadra emiratina dovrà trovare il modo per dire la sua con i soli cinque corridori rimasti.

Jan Christen, non coinvolto nella caduta, è sembrato in forma. Lo svizzero è stato capace di chiudere il gap su Vingegaard, Pellizzari e Van Eetvelt nella seconda tappa. Gli altri occhi saranno su Narvaez e Morgado, entrambi finiti a terra nella seconda tappa, ma ad oggi in grado di continuare. Molte tappe sembrano su misura per il talento portoghese, mentre l’ecuadoriano potrebbe cercare gioie nelle tappe di montagna.

3 risposte a “Giro d’Italia, cosa lasciano le tre tappe bulgare?”

  1. Sicuramente c’è qualcosa da sistemare per le volate di Milan: mi è sembrato partire troppo presto in entrambi i casi, a prescindere dal treno utilizzato

  2. […] Piganzoli: dopo l’ottima prova della seconda tappa si ripete sul Blockhaus, fa il ritmo per diversi chilometri in un tratto contro vento. Non è […]

  3. […] Sono solo alcuni degli spunti che ci lasciano le prime nove tappe del Giro d’Italia 2026, iniziato in Bulgaria e approdato in Italia a […]

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